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Pesante come un macigno e decisamente folle: il lavoro degli Obliteration come sempre non delude Pesante come un macigno e decisamente folle: il lavoro degli Obliteration come sempre non delude

Pesante come un macigno e decisamente folle: il lavoro degli Obliteration come sempre non delude

recensioni

titolo
Cenotaph Obscure
etichetta
Indie Recordings
Anno

PROVENIENZA: Norvegia 

GENERE: Death Metal 

FFO: Morbus Chron, Pestilence, Autopsy, Execration 

LINE UP: 
Sindre Solem - vocals, guitars 
Arild Myren Torp - guitars 
Didrik Telle - bass 
Kristian Valbo - drums 

TRACKLIST: 
1. Cenotaph Obscure [05:44] 
2. Tumulus of Ancient Bones [05:04] 
3. Orb [01:44] 
4. Eldritch Summoning [08:05] 
5. Detestation Rite [06:37] 
6. Onto Damnation [05:26] 
7. Charnel Plains ['7:02] 

Running time: 39:42 

opinioni autore

 
Pesante come un macigno e decisamente folle: il lavoro degli Obliteration come sempre non delude 2019-01-10 21:40:40 Daniele Ogre
voto 
 
4.5
Opinione inserita da Daniele Ogre    10 Gennaio, 2019
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Provenienti da Kolbotn - la città d'origine dei Darkthrone - i death metallers Obliteration sono arrivati alla pubblicazione del loro quarto album con questo "Cenotaph Obscure", edito dalla label loro connazionale Indie Recordings, confermando ulteriormente quanto di loro è stato detto e scritto dagli addetti ai lavori in passato. Se agli esordi i nostri erano palesemente disciplinati alunni di maestri come Autopsy et similia, gli obliteration di oggi hanno il loro modo avanguardistico di vedere il Death Metal: hanno sostanzialmente tenuto come base quel Death old school marcio e duro come ossidiana, ma nel contempo il loro sound si è col tempo evoluto in qualcosa di totalmente spiazzante in cui possiamo ritrovare follie progressive à la Pestilence o passaggi schizoidi che possono ricordare i Morbus Chron - band che per inciso vi suggerisco di spizzare qualora non lo conosciate -. Con "Cenotaph Obscure" gli Obliteration toccano una nuova vetta in quanto a maturità stilistica, mettendo sul piatto un disco privo di qualsivoglia punto debole, con una varietà di stili che s'intersecano alla perfezione tra loro: si va dalla più 'classica' title-track che apre il disco alla psicotica "Tumulus of Ancient Bones" arrivando poi, dopo l'inquietante breve strumentale "Orb", a "Eldritch Summoning" che è invece la summa dei due brani precedenti, con sprazzi - soprattutto nella parte centrale - di Death/Black su cui sembra averci messo mano il drummer Kristian Valbo, date le assonanze con il suo solo-project Void Eater. Colpiscono poi il feeling delle due asce Sindre Solem ed Arild Myren Torp - insieme anche nei Nekromantheon - e la perfetta prova vocale dello stesso Solem, una garanzia sia con cavernose growlin' vocals che folli - ed altamente teatrali - urla. Detto che la sola "Eldritch Summoning" vale da sola l'acquisto del disco e che anche i restanti tre brani non sono affatto da meno (con un occhio di riguardo a "Detestation Rite"), c'è da aggiungere anche che appare decisamente azzeccata la scelta degli Obliteration di non sforare i 40 minuti di durata, mantenendo "Cenotaph Obscure" nei limiti di quanto è accettabile in quest'ambito (dischi più lunghi alla lunga possono stancare nella seconda metà).
Dopo 25 anni di carriera possiamo ben affermare che gli Obliteration si sono fatti grandi: non c'è più bisogno di accostarli a qualche altro gruppo, visto che il loro sound è ormai un marchio di fabbrica, riconoscibile al primo ascolto e riconducibile immediatamente a loro. E questa è una cosa in cui solo i grandi gruppi riescono.

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