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C'è qualcosa da migliorare nel disco dei Fenrir C'è qualcosa da migliorare nel disco dei Fenrir

C'è qualcosa da migliorare nel disco dei Fenrir

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“Legends of the grail”
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Autoproduzione
Anno

 

TRACKLIST:

1.      A legend begins

2.      A red sun rises

3.      Camelot

4.      Sir Gawain and the green knight

5.      Conquest of Britain

6.      The fisher king

7.      Brocéliande

8.      The son of Pendragon

9.      La dame du lac

10.  Morgane

11.  Mordred

12.  Mists of Avalon

 

 

LINE-UP:

Elsa Thouvenot – Vocals, violin

Jordan Lavaut – Bass

Kévin Keiser – Drums

Bruno Giglio – Violin

Michaël Macé – Rhythm guitars

Alexandre Frémont – Lead guitars

opinioni autore

 
C'è qualcosa da migliorare nel disco dei Fenrir 2019-01-21 18:34:40 Ninni Cangiano
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    21 Gennaio, 2019
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Tra i tanti dischi usciti il 18 gennaio, annoveriamo anche il come-back dei francesi Fenrir (da non confondere con le tante omonime bands sparse per il mondo, tra Argentina ed Australia), intitolato “Legends of the grail”, dotato di splendida copertina e con testi che parlano della leggenda di Re Artù ed i cavalieri della tavola rotonda. I Fenrir francesi si sono formati nel 2006 in Lorena e, dopo due demo, avevano debuttato con un full-lenght nel 2012, niente meno che per la Season Of Mist, al sottoscritto purtroppo sconosciuto. Il sound della band è fondamentalmente un folk metal con voce femminile, anche se la band si lascia andare in alcuni pezzi (pochi per fortuna) verso il tanto inflazionato female fronted melodic metal. Ora, se in campo folk, una voce femminile come quella della brava Elsa Thouvenot può essere una carta vincente, considerando anche che il growling compare molto raramente e solo come backing vocals; al contrario, quando i francesi tendono a mettere in secondo piano la componente folk per sfociare nel più canonico female fronted melodic metal (come in “Morgane”), il tutto rischia di diventare alquanto stucchevole e fin troppo scontato, oltre che decisamente poco originale; la cantante inoltre tende un po’ ad esagerare con i liricismi, con il pericolo di stancare abbastanza presto e perdere pesantemente in espressività. La presenza in formazione di un violinista come Bruno Giglio (ma anche la stessa cantante lo suona), andrebbe sfruttata meglio per esaltare la componente folk ed evitare di diventare l’ennesima scontatissima female fronted melodic metal band. In questo possono contribuire anche le due chitarre, specie se ridimensionano la presenza dell’elettricità a favore dell’acustica, come accade in alcune delle migliori tracce del disco (ad esempio “Brocéliande” o la finale “Mists of Avalon”). Ogni tanto compare anche uno strumento a fiato (credo un piffero) ed anche questo potrebbe essere sfruttato meglio per aumentare la componente folkeggiante. Non mi ha convinto molto la registrazione; comprendo che si tratta di un’autoproduzione e quindi bisogna fare di necessità virtù, magari con mezzi economici limitati, ma il suono della batteria poteva essere migliorato. Tirando le somme “Legends of the grail” dei Fenrir raggiunge comunque la sufficienza, nonostante ci siano diverse cose che possono essere migliorate, le qualità ed il talento ci sono e sono sicuro che i francesi in futuro sapranno fare ancora meglio di così, specie se si tufferanno totalmente nel folk metal.

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