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Windswept, i cugini di campagna dei Drudkh. Windswept, i cugini di campagna dei Drudkh. Hot

Windswept, i cugini di campagna dei Drudkh.

recensioni

gruppo
titolo
The Onlooker.
etichetta
Season Of Mist
Anno

Tracklist:
1. I'm Oldness and Oblivion (Intro)

2. Stargazer

3. A Gift to Feel Nostalgia

4. Disgusting Breed of Hagglers

5. Gustav Meyrink's Prague

6. Insomnia of the Old Men

7. Times of No Dreamers & No Poets

8. Bookworm, Loser, Pauper

opinioni autore

 
Windswept, i cugini di campagna dei Drudkh. 2019-02-24 10:06:24 Rob M
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Rob M    24 Febbraio, 2019
Ultimo aggiornamento: 24 Febbraio, 2019
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Di recente uscita é il disco di Windswept, progetto parallelo a Drudkh e compagnia. Un lavoro da prendere con le pinze e che, senza ombra di dubbio, non entusiasma (come d'altra parte non fece il precedente e giá recensito dal sottoscritto "The Great Cold Steppe"). Ancora una volta, siamo davanti ad una nuova incarnazione di quel sound che già aveva ai primi lavori contraddistinto il progetto ucraino Drudkh, ripresentato con un nome diverso ed una veste grafica anch'essa differente. Eppure, anche in questa occasione, Windswept risulta essere una cover band dei musicisti coinvolti, in cui non ci si sposta di un millimetro dal già seminato e che - sembra - faccia la gioia di Season Of Mist che non trova di meglio da fare se non dare alle stampe una band che farà rumore per le persone coinvolte nel progetto, piuttosto che per la musica in sé.
Si, il riffing é interessante e valido nella media generale, il drumming violento e la voce a tratti evocativa (come sempre per i nostri insomma). Tuttavia, che senso ha continuare a suonare la stessa roba dopo cosí tanto tempo? Quanto ci metterà Windswept a spostarsi sul sound folk che ha contraddistinto Astrofaes prima e Drudkh dopo?
Il tutto si muove tirato, con la classicità del black ucraino, in un risultato che sí ha il suo perché, ma che verrà facilmente dimenticato o rimosso dallo scaffale. Anche perché, diciamocela tutta, se proprio volessi ascoltare una roba simile a quel punto ascolterei i Drudkh che almeno furono capaci di re-inventare il genere a loro immagine e somiglianza già nel 2003 con "Forgotten Legends". Ricordate la pubblicità di alcuni anni fá che diceva ".. ti piace vincere facile?" in televisione? Qui praticamente il risultato é lo stesso.
Si tratta di un buon lavoro con brani portentosi (partendo da "Disgustin Breed Of.." e procedendo durante la seconda metà del disco), ma nel complesso la mancanza di identità é un male che non trova scusanti. Forse al prossimo giro i nostri riusciranno ad inventarsi qualcosa di nuovo, ma in questo caso davvero possiamo lasciare questo disco nel dimenticatoio nonostante, in realtà, risulti essere uno dei migliori che ho avuto il piacere di ascoltare in questi primi mesi del 2019.

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