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Dal Nord europa, un disco prog metal senza il prog. Dal Nord europa, un disco prog metal senza il prog. Hot

Dal Nord europa, un disco prog metal senza il prog.

recensioni

titolo
Future Diary
etichetta
Autoproduzione
Anno

1. Shine
2. The Tower
3. Sea Of Fear
4. Layers Of Time
5. Future Diary
6. Wrathful Beast
7. Shame
8. Empty Openings
9. Alone In The dark
10. The Interior Castle

opinioni autore

 
Dal Nord europa, un disco prog metal senza il prog. 2019-03-01 09:37:07 ENZO PRENOTTO
voto 
 
3.0
Opinione inserita da ENZO PRENOTTO    01 Marzo, 2019
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In questi anni pare che il prog metal sia sulla cresta dell’onda dato il continuo proliferare di nuove bands. I finlandesi Fireproven esordiscono con questo Future Diary ed ovviamente si dedicano ad un progressive metal molto moderno che loro stessi definiscono unico e che porrà le basi per il futuro. Tralasciando le loro personali affermazioni ciò che l’ascoltatore si troverà ad ascoltare non sarà un qualcosa di così peculiare.

Gli elementi moderni ci sono tutti, a partire dalle influenze estreme (growl/scream vocals), parti ultra tecniche che poi dal vivo potrebbero creare non pochi problemi per la loro complessità se non c’è un minimo di pulizia sonora (tipico problema di molti colleghi che devono per forza sbandierare le loro capacità tecniche), classici breakdown derivanti dal metalcore, mix di voci femminili e pulitissime vocals maschili (qualcosa anche di djent non manca) ed il gioco è fatto. In realtà il gruppo nordico cerca anche di dare qualcosa in più ma il problema grosso è che è tutto così gonfio con il rischio di esplodere. Si prendano ad esempio il trittico iniziale “Shine”, “The Tower” e “Sea of Fear” che sono un chaos estremo con talmente tanti elementi dentro che non ci si capisce nulla oltre che l’ostinarsi a sparare passaggi a tutta velocità con una perfezione fin troppo esagerata. “Layers of Time” continua a riempire di note l’ascoltatore immergendoci dentro anche parti jazzate e sinfoniche ed è un peccato constatare che alla fine del brano non ci si ricordi più nulla. Non va meglio con episodi come “Future Diary” zeppo di stratificazioni vocali e cori o la finale “The Interior Castle” dove tutto è sfuggente e non si fa a tempo ad apprezzare nulla. Non si capisce come mai il prog sia diventato sinonimo di “tecnica masturbatoria” quando invece tutta la scena degli anni 60’/70’ (soprattutto quella italiana) ma anche tutta la scuola neo prog ottantiana come pure tutta la scena metallica post N.W.O.B.H.M. mostrava classe, raffinatezza e melodia. Il metal non deve essere una scusa per rendere tutto solamente estremo. Ci deve essere una base, una sostanza da cui partire. Con questo non si vuole dire che il lavoro sia orribile o inascoltabile ma ci vogliono idee più chiare ed una scrittura meno confusionaria.

In definitiva un buon esordio che farà felici gli amanti del metal moderno ma attenzione, di cloni di questo tipo di sonorità ce ne sono stati, ce ne sono e ce ne saranno sempre troppi.

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