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La mancanza di originalità dei Battlesword penalizza il loro album. La mancanza di originalità dei Battlesword penalizza il loro album. Hot

La mancanza di originalità dei Battlesword penalizza il loro album.

recensioni

titolo
Banners of Destruction
etichetta
autoprodotto
Anno

PROVENIENZA: Germania

GENERE: Melodic Death Metal/ Viking Metal/ Heavy Metal/ Thrash Metal

LINE UP:
Axel Müller - Voce
Christian - Chitarra
Béla  - Chitarra
Ben Bays - Basso
Andreas Klingen - Batteria

TRACKLIST:
1. Spirit To The Flesh
2. The Unnamed Magic
3. Banners Of Destruction
4. Grave New World
5. The Silence Of Victory
6. Tongues Of Hatred
7. Circle Of Witches
8. Bloodlust Symphony
9. Left For The Vultures
10. There Will Be Blood
11. Where Demons Awake
12. Enemy Divine

opinioni autore

 
La mancanza di originalità dei Battlesword penalizza il loro album. 2019-03-03 10:48:20 Marianna
voto 
 
2.5
Opinione inserita da Marianna    03 Marzo, 2019
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

I tedeschi Battlesword, attivi già dal lontano 1999 ma con alle spalle una non proprio proficua discografia (un full- legth e due demo ndr.), ci lasciano un po' perplessi sul loro percorso musicale.

Uscito nel 2016, Banners of Destruction è un album dai classici canoni Melodic Death Metal, le cui tracce “scorrono via” in modo piuttosto tranquillo; modesto, fortemente tecnico, sembra pero' mancare di un proprio “carattere”.
Concentrandoci sulla title-track “Banner of Destruction”, notiamo come la voce di Axel Müller si mantenga costante su un growl tradizionale e poco personaficato; la risultatnte è un pezzo carico di forza e con influenze quasi epiche. “The Silence Of Victory”, dall'intro “misterioso”, ombroso e suggestivo risulta, invece, un instrumental poco sviluppato, quasi lasciato a sé e che, forse, sarebbe stato interessante approfodire per dare un “tono” all'album. Cercando di salvare qualcosa, proseguiamo con “Bloodlust Symphony”, in cui la batteria sembra essere la vera protagonista, riuscendo persino a far passare in secondo piano il cantato. In tutto ciò resta il fatto che siano dodici tracce tutte davvero troppo uguali, su cui c'è ben poco da dire; voce in gutturale, potente batteria ed il carattere vichingo che tenta di emergere in ogni canzone.

L'album convince poco dal punto di vista di “personificazione”, rimanendo troppo ancorato a gruppi come Amon Amarth ed Arch Enemy; l'ispirazione è fondamentale, ma l'originalità fa la differenza e quest'ultima sembra mancare ai Battlesword.
Banner of Destruction è un lavoro mediocre, ben suonato ma adatto a chi non ha “troppe pretese” di ascolto.

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