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Folkstone: La loro vera Rivoluzione inizia con Diario di Un Ultimo. Folkstone: La loro vera Rivoluzione inizia con Diario di Un Ultimo. Hot

Folkstone: La loro vera Rivoluzione inizia con Diario di Un Ultimo.

recensioni

gruppo
titolo
Diario di Un Ultimo
etichetta
Folkstone Records
Anno

PROVENIENZA: Italia

GENERE: Medieval Folk Rock

LINE UP:

Lorenzo Marchesi - Voce
Roberta Rota - Cornamusa/ Voce/ Rauschpf
Maurizio Cardullo - Cornamusa/ Woodwinds/ Cittern
Federico Maffei - Basso
Luca Bonometti - Chitarra
Edoardo Sala - Batteria
 Marco Legnani - Hurdy Hurdy/ Cittern/  Bouzouki

TRACKLIST:

1. Astri
2. Diario di Un Ultimo
3. La Maggioranza
4. Elicriso (C'era un Pazzo)
5. Naufrago
6. Danza Verticale
7. La Collina
8. Una Sera
9. Spettro
10. In Assenza di Rumore
11. Il Grammo di un'Ora
12. Fossile
13. Escludimi
14. I Miei Giorni

opinioni autore

 
Folkstone: La loro vera Rivoluzione inizia con Diario di Un Ultimo. 2019-03-04 13:03:47 Marianna
voto 
 
4.5
Opinione inserita da Marianna    04 Marzo, 2019
Ultimo aggiornamento: 05 Marzo, 2019
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I veterani Folkstone sono una band che non ha bisogno di grandi presentazioni. Attivi dal 2004 e con alle spalle già sei album, vantano una florida carriera musicale che li ha visti girovagare per tutta Italia e non solo.
L'8 Marzo 2019 uscirà il loro settimo lavoro: Diario di Un Ultimo, sia in veste di cd normale, edizione deluxe (la quale vede l'aggiunta del dvd live registrato alla Latteria Molloy (BS) nell'Ottobre 2018) che LP. Prodotto come sempre dalla loro etichetta indipendente Folkstone Records e distribuito da Audioglobe, si presenta come album carico di un deciso messaggio sociale. La critica è volta all'attuale Società moderna, votata alla rabbia ed all'odio, vedendo il “diverso” in coloro che non si rispecchiano in determinati “schemi”: i Folkstone si fanno portavoce del disagio vissuto dagli “ultimi” .
Analizziamolo nel dettaglio.

Si comincia con “Astri” che appare fin dalle prime note come un brano dal “forte” impatto musicale; l'intro in chitarra distorta accompagnata dall'imponente voce di Lorenzo Marchesi, sembrano rievocare la “carica iniziale” di “Anime Dannate”e dei primi album della band. Il tema del progresso scientifico, del metodo razionale che vede il lume della Ragione come guida, ostracizzati dal Mito e dalla religione tradizionale, diventano primi esempi emblematici del “sentirsi ultimi” tra tanti. La musica è sempre piuttosto “serrata”, volta a mantenere alto il pathos testuale e vocale; interessante è l'intermezzo recitato posto al minuto 2:11. La profonda voce fuori campo di Lorenzo Monguzzi ci legge uno stralcio (vv 160-164 ndr.) tratto dal carme “I Sepolcri” di Ugo Foscolo, riguardante il grande ruolo che Galileo Galilei ebbe per la Scienza Moderna. Egli fu il primo che, con il suo telescopio, osservò la volta celeste, verificando sperimentalmente la teoria di Copernico e gettando le basi per la futura Teoria Gravitazionale di Isaac Netwon. Le figure di questi “eroi del pensiero moderno” diventano simbolo di chi lotta per la difesa del proprio ideale, contro preconcetti ed ottusità mentale.
A seguire vi è la title-track “Diario di Un Ultimo”, il cui testo è pura espressione dello spirito “Folkstoniano”: il“libero pensare” a dispetto di qualsiasi imposizione dall'alto o schema costrittivo. Si scaldano gli animi su un ritmo più “sfrenato” il cui testo (in particolare il ritornello) appare come il “manifesto d'intentità” degli “ultimi”; “effetto” la parte corale.
Già dalle prime tracks notiamo come il sounds del gruppo sia notevolmente cambiato dagli iniziali albums, abbandonando lo slancio più “goliardico” basato sul Metal Folk, a favore di un Rock meno di nicchia, arricchito dall'inusuale accompagnamento di cornamuse. Queste ultime, sebbene ancora presenti, sembrano surclassate e superate da chitarra, basso e batteria, mai troppo “pesanti” o invadenti.
Se la musica può essere mutata, le tematiche di denuncia sociale restano una costante dei Folkstone, è proprio in brani come “La Maggioranza” e “Spettro”che ciò si fa evidente. Il primo è l'espressione di chi, con il proprio pensiero, si distingue dalla massa (la “maggioranza” appunto) seguendo il suo Essere. La “martellante” ed incessante batteria si fonde bene con il testo, scandendo in modo diretto ed efficace il concetto sopra esposto; Edoardo Sala non si risparmia dietro la cassa, mostrandosi tipicamente Old School. In netta contrapposizione alla musicalità “sostenuta” di questo pezzo, vi è “Spettro”; particolarmente incisivo è il “gioco di voci” tra Lorenzo e Roberta Rota. Anche questa volta i Folkstone ci narrano la storia di un personaggio a cui tengono particolarmente: Soumayla Sacko, sindacalista regolare che difendeva i diritti dei braccianti in Calabria ucciso la scorsa estate. Una canzone dal forte sdegno per la noncuranza verso la vita altrui e per come certe morti passino in sordina, diventando quasi “all'ordine del giorno”. Appare evidente fin da subito che le storie di “Diario di Un Ultimo” siano permeate da uno velo di nichilismo, raccontate in modo diretto e, spesso, senza mezze misure in fatto di linguaggio. La quotidianità arriva dritta in faccia attraverso canzoni decise, “crude”, che “spiazzano” l'ascoltatore per testo e melodia.
Proseguendo nella tracklist ci imbattiamo in “Elicriso (C'era un Pazzo)”; altro brano che gioca sulla contrapposizione delle due voci principali dei Folkstone, dai toni più Folk (inteso nella sua accezione primitiva ndr.). Sia il titolo della canzone (l'eliciriso è un fiore ndr.) che la stessa musica, sembrano rievocare un lontano ricordo, assumendo tratti, a volte, davvero malinconici. Il testo è, probabilmente, uno dei più belli di tutto Diario di Un ultimo, dal vago “sapore” di ballata popolare, il cui ritornello ci spinge a tenere il tempo battendo le mani.
L'ascolto prosegue tra pezzi di varia intesità; sicuramente i più attenti saranno stati colpiti dalla cover “La Collina”, pezzo di Guccini ripreso anche dai Nomadi. Non è inusuale che i Folkstone attingano al repertorio del grande cantautore e gli diano una nuova “veste”; in questo caso il riarrangiamento è puramente Rock. Interessanti sono i passaggi vocali di Lorenzo Marchesi: dagli attimi più profondi e tranquilli, si passa a quelli più accorati di metà brano; il tutto è accompagnato da una musica a climax ascendente. Questa tocca il suo apice con l'abile e tecnico assolo di chitarra marcato Luca Bonometti: una garanzia in fatto di maestria. In netta contrapposizione, troviamo “Una Sera”, scelto come brano di presentazione per l'album in questione; sembra di ascoltare i Folkstone di un tempo, grazie a musiche e testi più “scanzonati”. Un invito al caos, a far festa e che, sicuramente, in sede live coinvolgerà tutto il pubblico; davvero interessante l'inserto dal carattere Rockabilly che “movimenta” ancor di più l'atmosfera.
“In Assenza di Rumore”, dal particolare inizio “orientaleggiante”, è la storia “del disgraziato” costretto a nascondere la sua vera natura; probabilmente lo stesso “pazzo” cantato in “Escludimi”. Quest'ultimo risulta essere uno dei brani con il ritornello più forte ed incisivo perchè, grazie alla sua semplicità, racchiude a pieno il “grido di riscossa” dei protagonisti di queste storie. Quante volte siete stati guardati “dall'alto in basso” (cit.)?
Le ultime canzoni che ritengo maggiormente spiccare all'interno della tracklist sono “Fossile” ed “I Miei Giorni”.
Il primo è un pezzo mid-tempo (quasi “lentone” commovente alla stregua di “Luna”ndr.), che vede duettare Roberta e Lorenzo su un testo dai toni nostaligici e rievocativi, accompagnati dalla delicata melodia della ghironda.
“I Miei Giorni” si dimostra la chiusa perfetta per Diario di Un Ultimo; canzone dall'intro “Nomadi style” (quelli di Danilo Sacco per intenderci ndr.), vero e proprio ringraziamento a tutti i fans che hanno accompagnato la band nel corso di questi anni. Da cantare in coro sotto al palco, stretti stretti e un po' sudati, racchiude bene il forte legame tra i Nostri ed il loro pubblico.
Un bel pezzo dinamico ed autocelebrativo ma dal risvolto quasi splenico: sa un po' di scritta “The End” dopo i titoli di coda; auguriamoci che non sia così.

Diario di Un Ultimo nato come progetto solista di Lorenzo Marchesi e poi evolutosi in versione Folkstone, sicuramente è un lavoro che si distacca parecchio dalla discografia della band. Inizialmente il mio spirito critico ha subito “bastonato” questo album , per poi comprendere che andasse ascoltato sotto un'altra ottica, abbandonando preconcetti musicali.
Sebbene già da Ossidiana avessimo notato uno stravolgimento stilistico e di sound, è proprio con questo disco che la trasformazione artistica del gruppo si fa più evidente. Per comprendere a pieno Diario di Un Ultimo, bisogna accantonare (o dimenticare completamente ndr.) la visione che avevamo dei Folkstone : Folk Metal, birre, “pelli picchiate” e cornamuse tirate a lustro; sono mutati non solo a livello di formazione, ma anche di stile.
Se gli strumenti a fiato prima avevano un ruolo predominante e quasi “marchio di fabbrica” della stessa band, adesso sono chitarre, basso e batteria ad avere la meglio, pur mantenendosi sempre sul Rock “orecchiabile”e non sconfinando mai in sonorità “pesanti”. Qualora vi aspettavaste un ritorno a Damnati ad Metalla o Il Confine, rimarrete delusi, ormai il progetto Folkstone sembra virare verso un suono meno grezzo, più curato e quasi da “cantautorato” (davvero forti sono le influenze di Guccini e Nomadi ndr.) con una “spruzzata” di cornamuse, volte a particolareggiarlo.
Un “cambio di rotta” che già in precedenza con Ossidiana ha creato una spaccatura all'interno dei fans e che, verosimilmente anche adesso, non risparmieranno forti critiche.
Sebbene i Folkstone sembra abbiano intrapreso un nuovo percorso musicale, mantengono forte e saldo il loro ruolo di “cantastorie” basato su vino, montagne (Danza Verticale ndr.), pazzia, festa ma, soprattutto, forti tematiche odierne.
Portavoci del disagio e dell'odio permeanti nella Società attuale mettono in scena le storie degli “ultimi”, emarginati perchè visti come disagiati, racchiudendole in brani di grande impatto.
Cornice di queste storie: è la musica che accompagna l'ascoltatore in un lungo viaggio, fatto di più influenze musicali.
La voce di Lorenzo Marchesi si fa memoria solida ed atavica della condizione moderna, creando un album non facile al primo ascolto, ma ricco di spunti.

Conclusioni (davvero!) finali:
“Diario di Un Ultimo” risulta davvero una sorta di “diario” di tante piccole storie, esperienze di vita ed emozioni il cui collage (grazie alla buona produzione di Maurizio Cardullo), trova la propria colonna sonora nell'esperienza decennale di artisti, il cui bagaglio musicale dà vita ad un “album sintesi” di un lungo percorso.
Che si una nuova Era per i Folkstone? O la chiusura di un progetto che tanto ha regalato ai fans ed alla musica Folk italiana?
Questo non possiamo dirlo, ma siamo sicuri che, da bravi “animali da palco”renderanno, anche questa volta, ogni concerto memorabile.

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