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Edgar Allan Poe nel debut dei Red Masquerade Edgar Allan Poe nel debut dei Red Masquerade Hot

Edgar Allan Poe nel debut dei Red Masquerade

recensioni

titolo
"The seventh room"
etichetta
Autoproduzione
Anno

 

TRACKLIST:

1- The portrait

2- Casanova

3- Lord of nothingness

4- Le masque

5- Da Vinci

6- Lost days

7- Shame

8- My prisons

9- Edgar's madness

 

 

LINE-UP:

Vocals & Orchestra: Marika Mura

Drums: Danio Missud

Guitars: Lenny Pietrolata

Bass: Gabriele Quaranta

opinioni autore

 
Edgar Allan Poe nel debut dei Red Masquerade 2019-03-09 08:31:45 Ninni Cangiano
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    09 Marzo, 2019
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I Red Masquerade nascono nel 2012 ispirandosi al racconto di Edgar Allan Poe “La Maschera della Morte Rossa” e la loro trovata scenica sta nel fatto che indossano spesso appunto delle maschere. Naturalmente, il loro debut album, intitolato “The seventh room” non poteva che prendere totale ispirazione dal predetto racconto dello scrittore americano ed avere in copertina proprio una maschera. I files di questo album ci sono arrivati solo di recente, mentre l’uscita del disco risale al novembre 2018. Diciamo subito che, nonostante si tratti di un’autoproduzione, la registrazione è sicuramente buona; giusto per pignoleria, non mi ha entusiasmato il suono del rullante della batteria che ho trovato un po’ “freddo”, ma si tratta semplicemente di un punto di vista dettato dai gusti personali. Del resto, se si vuole suonare symphonic metal, la qualità della resa sonora è imprescindibile. Al classico female fronted symphonic metal, però, i Red Masquerade aggiungono anche un po’ di atmosfere gothic, che ci stanno benissimo viste le tematiche trattate, oltre ad una certa dose di teatralità ed eleganza, specie nei cori e nelle parti di tastiera (di cui ignoro l’autore/autrice). Marika Mura, inoltre, non è la classica cantante dall’impostazione lirica (di cui sinceramente comincio anche a stancarmi), ma alterna parti più aggressive e tipicamente metal, ad altre più melodiche ed espressive, non disdegnando qualche liricismo quando necessario. Nonostante queste buone premesse, ho ascoltato più e più volte i 9 brani che compongono questo disco, restando però sempre con un po’ di amaro in bocca; mi è sembrato infatti che la band avesse potuto osare molto di più ed abbia quasi suonato con il freno tirato. Cerco di spiegarmi meglio: se il songwriting è valido, con canzoni che non presentano inutili orpelli o durate esagerate, mi sarei aspettato un po’ più di brillantezza e di ritmo, soprattutto dal batterista che dovrebbe essere più protagonista e magari dare un po’ più di velocità al sound. Manca poi quella hit che ti conquista immediatamente e risalta rispetto alla media. Mi sembra insomma il classico esempio dello studente molto dotato, ma che tende a nascondersi ed a non mettere in luce tutte le proprie potenzialità, vuoi per timidezza o vuoi per poco impegno. I Red Masquerade, infatti, mi sembrano potenzialmente molto meglio di quanto abbiano messo i mostra con questo “The seventh room”, in grado comunque di raggiungere la sufficienza, ma non ancora di stupire e coinvolgere.

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