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Il primo lavoro dei tedeschi Invictus Il primo lavoro dei tedeschi Invictus Hot

Il primo lavoro dei tedeschi Invictus

recensioni

gruppo
titolo
“Burst the curse”
etichetta
Autoproduzione
Anno

 

TRACKLIST:

01. Burst the curse

02. Gaia

03. Someone out there

 

 

LINE-UP:

Nico • Vocals

Fabio • Guitar

Andi • Guitar

Fabi • Bass

Dave • Drums

opinioni autore

 
Il primo lavoro dei tedeschi Invictus 2019-03-13 16:24:00 Ninni Cangiano
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    13 Marzo, 2019
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Tra una scritta che ricorda i Metallica ed una copertina che fa pensare a “Live after death” degli Iron Maiden, arriva il debutto discografico dei bavaresi Invictus (nome abbastanza diffuso, tra le metal bands in giro per il mondo), intitolato “Burst the curse”. Non si sa molto di questi tedeschi che si dovrebbero essere formati nel 2010 e non sono nemmeno presenti su Metal Archives. Ma poco importa, veniamo alla musica. Il loro sound è un piacevole power metal, abbastanza veloce, ma anche alquanto canonico, dal flavour piuttosto old-style, particolare che, stando alle note di presentazione del lavoro, è l’obiettivo della band, visto il loro amore per la “golden age” del metal degli anni ’80. Non so se anche la registrazione non eccelsa rientri tra queste caratteristiche appositamente volute dagli Invictus ma, comunque sia, tocca accontentarsi, tenendo sempre presente che si tratta di un’autoproduzione, magari con un limitato budget economico. Strumento principale sono le chitarre di Fabio ed Andi, autori anche di piacevoli parti soliste; c’è poi la voce di Nico, acuta quanto basta, ma che mi sembra abbia un po’ bisogno di “sgrezzarsi”, dato che credo abbia buone potenzialità, anche a livello di espressività (basta sentirlo nella seconda traccia). Il lavoro dura poco più di 11 minuti, divisi in 3 pezzi; la title-track “Burst the curse” è la classica power-song tirata e veloce, a cui segue la ballad struggente “Gaia”, dalle atmosfere coinvolgenti ed ammalianti. Il pezzo migliore e più vario è in conclusione; “Someone out there”, infatti, è una cavalcata power bella tosta e trascinante, pur soffrendo della scarsa qualità della registrazione della batteria (specie di rullante e doppia-cassa). Gli Invictus hanno parecchia strada da fare, in primis devono migliorare la registrazione della loro musica, magari affidandosi ad un produttore qualificato; credo poi che con lo studio potranno affinare ancora meglio le loro qualità, dato che mi sembra abbiano tutti ottime potenzialità e, con questo, forse potranno anche accrescere la loro personalità e distaccarsi un po’ dai cliché dei propri idoli. Per il momento “Burst the curse” raggiunge una sufficienza di stima; nonché di incoraggiamento per la evidente passione che questi ragazzi hanno messo nel loro lavoro, ma per il futuro ci vorrà di meglio. Alla prossima!

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