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Un buon lavoro per i Contrarian, indirizzato soprattutto ai fans dei Death e del Progressive Death novantiano Un buon lavoro per i Contrarian, indirizzato soprattutto ai fans dei Death e del Progressive Death novantiano

Un buon lavoro per i Contrarian, indirizzato soprattutto ai fans dei Death e del Progressive Death novantiano

recensioni

titolo
Their Worm Never Dies
etichetta
WillowTip Records
Anno

PROVENIENZA: U.S.A. 

GENERE: Progressive Death Metal 

FFO: Death, Cynic, Atheist, Pestilence 

LINE UP: 
George Kollias - vocals, drums 
Jim Tasikas - guitars 
Brian Mason - guitars 
Ed Paulsen - bass 

TRACKLIST: 
1. Vaskania (The Evil Eye) [04:48] 
2. Exorcism [05:28] 
3. My Curse [04:54] 
4. The Petition [05:19] 
5. Among the Misled [05:28] 
6. Their Worm Never Dies [03:12] 
7. Whomsoever Worships the Whiteworm [08:05] 

Running time: 37:14 

opinioni autore

 
Un buon lavoro per i Contrarian, indirizzato soprattutto ai fans dei Death e del Progressive Death novantiano 2019-03-13 18:33:08 Daniele Ogre
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Daniele Ogre    13 Marzo, 2019
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Terzo album per gli statunitensi Contrarian, Progressive Death combo guidato dai chitarristi Brian Mason e Jim Tasikas, coadiuvati sin dagli esordi da Ed Paulson al basso e da George Kollias (Nile) nella doppia veste di batterista e cantante (per la cronaca la band si avvale adesso di cantante, bassista e batterista session nei live, n.d.r.). "Their Worm Never Dies" è, come detto, il terzo studio album per la band newyorkese, come i precedenti prodotto da Willowtip Records; un album in cui troviamo subito il marchio di fabbrica dei Contrarian: un Progressive Death che molto deve all'ondata dei primi anni '90: i Death di Chuck Schuldiner sono dunque influenza primaria - e non si può mettere assolutamente in dubbio ascoltando quest'opera -, ma anche altre realtà ipertecniche come Cynic, Atheist e Pestilence. Ma come si diceva, ascoltando questa nuova fatica del quartetto con base a Rochester, il primo pensiero non può che andare ai Death, soprattutto del periodo che va da "Individual Thoght Patterns" a "The Sound Perseverance" ("Symbolic" incluso, dunque): tra il buonissimo lavoro della coppia d'asce Tasikas/Mason e la voce di Kollias quel pensiero di cui sopra appare quasi inevitabile. Sia chiaro, non stiamo parlando di una band che semplicemente scopiazza i Death: i Contrarian non sono privi di personalità e riescono ad essere uno di quei gruppi che riesce a mettere le immense doti tecniche al servizio dell'economia dei pezzi; in brani come "The Petition", l'opener "Vaskania (The Evil Eye)", "My Curse" - cito questi perché sono quelli che mi hanno particolarmente colpito, ma il discorso vale anche per gli altri presenti nella tracklist - non abbiamo solo dei semplici sfoggi di tecnica, che alla lunga possono anche portare alla noia: i Contrarian sanno invece quando dover spingere sull'acceleratore, quando armonizzare le proprie composizioni, quando dare un attimo di respiro all'ascoltatore... e la già citata "The Petition" è probabilmente l'esempio più calzante. Per molti sarà anche motivo di curiosità ascoltare George Kollias nelle vesti di vocalist, sempre che non abbiate già avuto modo di ascoltare il suo album solista: l'artista greco si dimostra essere, olte un batterista fenomenale, anche un discreto cantante: non entrerà nella storia per questo - per quello ci sono le sue immense doti batteristiche -, ma possiamo affermare che riesce a cavarsela più che bene.
"Their Worm Never Dies" dei Contrarian non sarà di certo uno di quei lavori che potrà finire nell'elenco dei capolavori imprescindibili, ma bisogna essere onesti ed affermare che il lavoro della band americana merita ampiamente la promozione. Se poi dal 2001 vi sentite orfani dei Death, questo lavoro potrà facilmente riportarvi a quelle atmosfere.

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