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Melodic Death non vuol dire solo atmosfere malinconiche: lo testimoniano i Bleeding Utopia Melodic Death non vuol dire solo atmosfere malinconiche: lo testimoniano i Bleeding Utopia

Melodic Death non vuol dire solo atmosfere malinconiche: lo testimoniano i Bleeding Utopia

recensioni

titolo
Where the Light Comes to Die
etichetta
Black Lion Records
Anno

PROVENIENZA: Svezia 

GENERE: Melodic Death Metal 

FFO: Amon Amarth, At the Gates, Hypocrisy, Unleashed 

LINE UP: 
David Ahlén - vocals 
Andreas Moren - guitars 
Kristian Järvenpää - guitars 
Iiro "Ipe" Jarva - bass 
Adam Björk - drums 

TRACKLIST: 
1. Ascendants of Hate [05:12] 
2. Seek Solace in Throes [04:24] 
3. Enhance my Wrath [03:41] 
4. Already Dead [04:32] 
5. Welcome to my Pantheon [04:38] 
6. Crown of Horns [06:10] 
7. Ruthless Torment [04:18] 
8. Illand Daunting Perversions [04:38] 
9. Heralds of Hate and Defiance [06:31] 

Running time: 44:04 

opinioni autore

 
Melodic Death non vuol dire solo atmosfere malinconiche: lo testimoniano i Bleeding Utopia 2019-03-22 15:47:43 Daniele Ogre
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Daniele Ogre    22 Marzo, 2019
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Terzo album per gli svedesi Bleeding Utopia, già 'ospiti' sulle nostre pagine ai tempi del loro secondo lavoro, "Darkest Potency"; sono passati cinque anni da allora e la band di Västerås si presenta ai nastri di partenza con una formazione per 3/5 rinnovata dal precedente lavoro: al timone ancora i due membri fondatori David Ahlen (voce della band a partire dal 2013) e Andreas Moren (chitarra), con il "new breed" rappresentato dal chitarrista Kristian Järvenpää, dal bassista Iiro "Ipe" Jarva (ora sostituito da Fredrik "Riddarn" Ridderström)) e dal drummer Adam Björk.

Se già avete avuto modo in passato di ascoltare la band svedese, allora già conoscerete le coordinate stilistiche di questo progetto; per chi ne è avulso, invece, basteranno pochi secondi per trovare negli Amon Amarth un'influenza primaria al sound dei Bleeding Utopia, vuoi per un approccio diretto e quanto mai granitico, vuoi anche, diciamolo, per l'ugola di Ahlen, che spesso ricorda quella di Johan Hegg; ma anche passaggi rapidi e thrashy à la At the Gates sono una componente importante nelle composizioni dei nostri, autori di un disco che sì strizza fortemente l'occhio alla due bands succitate, non mancando però in quel tocco personale importante per non risultare la classica "band copia di...". Grazie ad un buon lavoro di scrittura ed arrangiamento, questa nuova fatica dei Bleeding Utopia sa essere duro e sfrontato quanto catchy, soprattutto nei chorus ("Welcome to my Pantheon" ne è l'esempio perfetto a mio avviso); ma la band scandinava sa anche quando lasciasi andare, mantenendo comunque un certo gusto per le melodie: basta sentire l'incedere belluino di "Crown of Horns", a mani basse il pezzo che maggiormente mi ha colpito di "Where the Light Comes to Die".

Se al Melodic Death maggiormente in voga in questo momento (quello più atmosferico di Dark Tramquillity ed Insomnium) prediligete un approccio più possente e tagliente, allora i Bleeding Utopia possono essere un'altra band che fa decisamente al caso vostro. "Where the Light Comes to Die" è un album che si lascia ascoltare piacevolmente per tutti i suoi 3/4 d'ora di durata, complice una band che dimostra di sapere il fatto suo e che è aiutata da una produzione sontuosa.

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