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Il ritorno degli Eluveitie Il ritorno degli Eluveitie

Il ritorno degli Eluveitie

recensioni

gruppo
titolo
Ategnatos
etichetta
Nuclear Blast
Anno

PROVENIENZA: Svizzera

GENERE: Folk Metal

LINE UP:

Chringel Glanzmann - Voce/ Whistles/ Mandola/ Cornamusa/ Bodhran

Fabienne Erni - Voce/ Arpa Celtica/ Mandola

Alain Ackermann - Batteria

Rafael Salzmann - Chitarra

Jonas Wolf - Chitarra

Kay Brem - Basso

Michalina Malisz - Session Hurdy Gurdy

Matteo Sisti - Whistles/ Cornamusa/ Mandola

Nicole Ansperger - Violino

TRACKLIST:

1. Ategnatos
2. Ancus
3. Deathwalker
4. Black Water Dawn
5. A Cry in the Wilderness
6. The Raven Hill
7. The Silvern Glow
8. Ambiramus
9. Mine is the Fury
10. The Slumber
11. Worship
12. Trinoxtion
13. Threefond Death
14. Breathe
15. Rebirth
16. Eclipse

opinioni autore

 
Il ritorno degli Eluveitie 2019-04-14 18:49:18 Marianna
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Marianna    14 Aprile, 2019
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Uscito il 5 Aprile di quest'anno, Ategnatos rappresenta l'ottavo lavoro discografico degli svizzeri Eluveitie. Dopo cambi di line up, esperimenti musicali e tanta forza di volontà, ritornano sulla scena con un album che abbraccia le classiche sonorità Folk unite a quelle del Metal più “estremo”.

Ategnatos si apre con l'omonima title-track, caratterizzata da una voce maschile narrante cupa e fortemente evocativa di epoche e miti lontani. La solennità iniziale lascia presto spazio alla velocità, potenza e riffs graffianti di un Melodic Death Metal che ben si integra con lo spirito del gruppo. La voce sofferta e tendente al growl di Chrigel Glanzmann si equilibra bene con quella di Fabienne Erni; traspare energia e voglia di stupire, fin dal primo ascolto. Sebbene queste “vadano a braccetto”, si nota un piccolo prevalere di quella maschile sulla femminile; effetto voluto? Chissà. A seguire troviamo “Ancus”, un interludio recitato in gallico (questa volta) da una voce di donna; una manciata di secondi che non hanno una ben precisa funzione. Il brano successivo è “Deathwalker”, il quale inizialmente colpisce per l'atmosfera cupa che pioggia e corvi infondo nell'ascoltatore, per poi “aprirsi” verso ritmi più concitati. I flauti che accompagnano le due voci nel loro animato duetto, danno vita ad un'interessante ed orecchiabile ritornello dal forte piglio. La matrice Folk, sempre ben marcata negli Eluveitie, è chiaramente riscontrabile in “Black Water Dawn”; in aggiunta a questa: un moderno sound Death Metal che “carica” il pezzo di una propria energia, diversa dai brani precedenti. In netto contrasto con queste “dure” sonorità, dal minuto 2.24 troviamo flauti, hurdy gurdy e mandola, dalla cui unione si genera una ampia sezione musicale tipicamente Folk Metal; gli attimi si fanno concitati, il clima appare più “festoso” e quasi da ballo sfrenato a piedi nudi. Gradualmente ci si sposta verso armonie più Heavy e “dure”, fatte di lunghi giri di chitarra, “spezzati” solo dalla suadente voce di Fabienne; la parte finale è lasciata ai suoni della natura. In virtù di ciò, possiamo ritenerlo come il pezzo che, probabilmente, in sede live potrebbe avere la maggior presa sul pubblico. L'atmosfera cupa, tenebrosa e mistica ci accompagna fino alla sesta traccia: “The Raven Hill; un vociare rituale, che riporta alla mente gli antichi riti pagani, “infiammato” dalla profonda voce di Chrigel. Brano dagli spiccati tratti Pagan Folk, che ben risponderà al gusto dei fedelissimi del genere; per nulla banale e dal ritornello “coinvolgente”, risulta uno dei migliori pezzi dell'album. Il perfetto connubio musicale tra Folk e Death melodico, rende bene lo spirito di Ategnatos: un lavoro basato sul ricordo di lontani archetipi, pervaso dal forte senso di drammaticità. L'utilizzo di un quartetto d'archi e la maestria della stessa Fabienne all'arpa, diventano strumenti necessari per la resa del pathos; l'ascoltatore è partecipe (anche mediante la forte indagine narrativa della band ndr.) del continuo senso di disagio e precarietà dell'esistenza umana.
Proseguendo nell'ascolto, segnaliamo “Ambiramus”, forse la traccia che “spicca” di più all'interno di Ategnatos; ampio spazio è lasciato al cantato femminile. Esso, passando dalla tonalità “aggressive” a quella dolce ed armonioso (quasi) di ballad, crea un pezzo che incuriosisce e piace fin dal primo ascolto. Il forte e vincente ritornello che vede duettare i due cantanti “movimenta” l'ascolto e diventa la “carta vincente” per un brano già riuscitissimo in partenza.
La solennità e questa sorta di narrazione de “il giorno del giudizio” , si ritrovano in “Worship”. Dall'inizio “profetico” ed austero, si passa “a muso duro” alla potenza di “brutali” chitarre accompagnate ad una “rabbiosa batteria”, tutto in perfetto stile Death Metal. La voce in growl alla sua massima potenza, è in netta contrapposizione con flauti ed arpeggi dal clima più “popolare” e rituale. Questo pezzo ben rappresenta la sperimentazione musicale degli Eluveitie i quali, mantenendosi sempre saldi allo stile Folk, lo contaminano di più influenze, non appesantendo mai l'ascolto.
Gli ultimi brani non presentano nulla di più di ciò che si è ascoltato in precedenza; da notare è il finale di “Breathe”, il cui coro sembra recitare una solenne messa, in netta contrapposizione con il la melodia del pezzo. Chiude l'album: “Eclipse”; davvero particolare e dal carattere quasi ambien”, si regge su i suoni della natura (resi da pioggia e vento), accompagnati dalla incisiva e sentimentale voce di Fabienne.

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