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I Periphery tornano con un nuovo lavoro che non tradisce le attese. I Periphery tornano con un nuovo lavoro che non tradisce le attese.

I Periphery tornano con un nuovo lavoro che non tradisce le attese.

recensioni

gruppo
titolo
Periphery IV: Hail Stan
etichetta
Century Media Records
Anno

Line-up:

Marc Holcomb - guitars

Matt Halpern - drums

Spencer Sotelo - vocals

Misha Mansoor - guitar, programming

Jake Bowen - guitar, programming

 

Tracklist:

1. Reptile

2. Blood Eagle

3. Chvrch Burner

4. Garden in the Bones

5. It's Only Smiles

6. Follow Your Ghost

7. Crush

8. Sentient Glow

9. Satellites

opinioni autore

 
I Periphery tornano con un nuovo lavoro che non tradisce le attese. 2019-04-15 18:17:43 Virgilio
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Virgilio    15 Aprile, 2019
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

I Peryphery tornano con un nuovo full-length, "Periphery IV: Hail Stan" che, contrariamente a quanto potrebbe far pensare il titolo, non costituisce in realtà il quarto album della loro discografia, perchè va ricordato come prima di "Periphery III" fossero stati pubblicati i due "Juggernaut". Forti del successo esponenziale ottenuto negli ultimi anni, persino con qualche nomination ai Grammy Awards, i Periphery odierni sembrano aver perso in parte la folle imprevedibilità che li aveva in passato caratterizzati, per giungere ad un disco forse più maturo ma che dà la sensazione di essere anche più ragionato. Non intendiamo dire che sia stato studiato a tavolino, però ogni traccia sembra rappresentare un tassello ben preciso di un disegno che sembra voler strizzare l'occhio ad un'audience tendenzialmente ampia, tanto che possiamo ritrovare tracce lunghe, complesse ed articolate, accanto ad altre semplici e orecchiabili, così come passaggi djent dalle venature industrial o metalcore, oppure, ancora, passaggi che possono fare la gioia degli amanti del prog metal. Insomma, parliamo di un lavoro molto variegato, che incredibilmente si apre proprio con una traccia particolarmente complessa, ovvero "Reptile", un brano che sfiora i diciassette minuti, nel quale i Periphery danno una summa del proprio stile e della propria genialità. Parte con suoni campionati la successiva "Blood Eagle", tendenzialmente una traccia aggressiva, così come "Chvurch Burner", un pezzo mathcore, con un curioso finale dove i suoni sono intermittenti, quasi fossero disturbati da problemi tecnici. "Garden in the Bones" è un altra traccia complessa, seguita da "It's Only Smiles" che, per contro, è un brano semplice, che ci azzarderemmo a definire persino radiofonico. Si cambia registro decisamente con "Follow Your Ghost", mentre in "Crush" ritroviamo ancora in evidenza suoni campionati, stavolta però inseriti in un contesto in linea di massima più melodico, con un prolungato finale praticamente sinfonico. Alquanto cangianti le tracce conclusive "Sentient Glow" e "Satellites", con la seconda che rappresenta uno dei pezzi più lunghi dell'album, considerati i suoi oltre nove minuti di durata. Senz'altro un bel disco, che riteniamo possa soddisfare chi li segue da tempo ma che potrà consentire alla band di conquistare anche nuovi estimatori.

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