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La rabbiosa denuncia socio-politica di Anthony Kaoteon con il suo progetto Death Tribe La rabbiosa denuncia socio-politica di Anthony Kaoteon con il suo progetto Death Tribe Hot

La rabbiosa denuncia socio-politica di Anthony Kaoteon con il suo progetto Death Tribe

recensioni

titolo
Beyond Pain and Pleasure: A Desert Experiment
etichetta
Autoproduzione
Anno

PROVENIENZA: Libano 

GENERE: Thrash/Death Metal 

FFO: Skeletonwitch, Revocation, Gojira, Satyricon 

LINE UP: 
Anthony Kaoteon - vocals (tracks 1, 3 & 9), guitars 
Linus Klausenitzer - bass 
Mattias Landes - drums 

Walid Wolflust - vocals (tracks 2 & 7) 
Serge "The Slave" Lutfi - vocals (tracks 4 & 9) 
Adnan Mryhij - vocals (track 5) 
Youmni Abou el Zahab - vocals (track 6) 
JM Elias - vocals (track 8) 

TRACKLIST: 
1. Hollow [04:10] 
2. Beyond Pain and Pleasure [03:41] 
3. Implode Explode [04:25] 
4. Neurotic Breakdown [05:25] 
5. Psychopathetic [03:09] 
6. Death Blues [03:41] 
7. Narcissist Bastard Nation [04:14] 
8. Nuclear Hate [03:52] 
9. Face the Facts [03:35] 

Running time: 36:12 

opinioni autore

 
La rabbiosa denuncia socio-politica di Anthony Kaoteon con il suo progetto Death Tribe 2019-04-17 16:17:47 Daniele Ogre
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Daniele Ogre    17 Aprile, 2019
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Può capitare talvolta di trovare dei dischi che hanno maggiore valenza per il proprio significato, piuttosto che per il lato prettamente musicale. E' il caso ad esempio di "Beyond Pain and Pleasure: A Desert Experiment", debut album di Death Tribe, progetto voluto fortemente da Anthony Kaoteon, artista libanese che abbiamo già ospitato su queste pagine con i Kaoteon. Anthony vive ora ad Utrecht, in Olanda, ma è nato e cresciuto in una zona non proprio tranquilla: Beirut. Cresciuto dunque tra i dogmi impartiti dal generale Gheddafi, capirete dunque da voi come questo, aggiunto ai conflitti di quell'area, abbia portato Anthony a rifiutare le radicali ideologie presenti, come nella vita così nella musica (e presumo non debba essere una passeggiata essere metallaro lì). Alla fine, comunque, Anthony Kaoteon si trasferisce in Olanda per l'appunto, dove è libero di esprimersi come meglio crede, arrivando oggi a pubblicare quello che è, a tutti gli effetti, il suo urlo di rabbia: "Beyond Pain and Pleasure: ..." è nato nel periodo in cui l'artista ha risieduto a Dubai, entrando in contatto con altri musicisti fuggiti da zone oppresse da tirannia come Siria, Giordania o Armenia: da qui la selva di ospiti che prestano la loro voce ai furiosi brani che compongono l'album, tra i quali menzioniamo in primis il growler libanese Serge "The Slave" Lutfi (vocalist di Abhorred ed Aramaic), autore di una prova impressionante in "Neurotic Breakdown" e "Face the Facts". Non possiamo comunque di certo dimenticare la componente musicale dei Death Tribe, progetto dedito ad uno stile decisamente misto che solo per comodità abbiamo definito Thrash/Death: si passa da pezzi più tirati e simili ai vari Skeletonwitch (primi) e Satyricon come l'opening track "Hollow" - non a caso cantata dallo stesso Anthony Kaoteon -, al groove gojiriano della title-track, passando per frammenti di Progressive Death come in "Implode Explode" in cui la parte da protagonista se la prende il bassista Linus Klausenitzer (Obscura, Alkaloid) e per il Rock'n'Roll con "Death Blues", su cui si presta la squillante ugola di Youmni Abou el Zahab degli Ascendant. Sotto questo punto di vista, l'opera prima dei Death Tribe è un disco che può spiazzare, proprio per la presenza di stili così differenti tra un pezzo e l'altro, cosa che può rendere l'ascolto meno fluido nonostante "Beyond Pain and Pleasure: ..." abbia una durata complessiva accettabile (poco sopra i 35 minuti). Ma come detto, questo è un album che va preso soprattutto per il suo significato socio-politico: su questo piano il lavoro di Anthony Kaoteon è promosso a pieni voti; mentre musicalmente i Death Tribe raggiugono a mio avviso una sufficienza piena.

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