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Gli Heat Of Damage non convincono Gli Heat Of Damage non convincono Hot

Gli Heat Of Damage non convincono

recensioni

titolo
"Cataclysm"
etichetta
SLIPTRICK RECORDS
Anno

 

TRACKLIST:

01.  Siegfried’s last bow

02.  Thoughts & prayers

03.  Mind over matter

04.  Nightgrowler

05. Systematic (The real end)

06. Guardian angel

07. Beholding the tempest

08. Voyage to the highlands

09. Damnation

 

 

LINE-UP:

Julian Bohland – Drums

Jared Easter – Bass/Hardcore vocals

David Haug – Vocals

Nick Lassalette – Guitars

opinioni autore

 
Gli Heat Of Damage non convincono 2019-04-19 15:56:31 Ninni Cangiano
voto 
 
2.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    19 Aprile, 2019
Ultimo aggiornamento: 19 Aprile, 2019
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Forse sono tra i meno indicati per una recensione del genere, dato che, ritenendomi un vecchio defender (del resto viaggio spedito verso i 50...), mal digerisco che il mio buon vecchio heavy metal venga contaminato da tentazioni metalcore, genere che personalmente proprio non riesco ad ascoltare. Nel caso degli americani Heat Of Damage (band di cui non ho avuto tante informazioni e che non è nemmeno presente sulla bibbia del metal, leggasi “Encyclopaedia metallum”) e del loro album “Cataclysm”, siamo proprio davanti ad una situazione del genere. Un discreto heavy metal, con qualche tocco thrash, ma che purtroppo è funestato da una voce in stile metalcore (opera del bassista Jared Easter) che sinceramente ho fatto una fatica immane anche solo ad ascoltare. E pensare che il disco non inizia nemmeno male, “Siegfried’s last bow”, dopo un minuto con un vecchio jingle introduttivo, si dimostra canzone davvero tosta e ricca di energia, suonata e cantata molto bene dal singer David Haug, in cui persino le brevi digressioni canore del bassista non disturbano, coincidendo con i momenti più tirati e cattivi del pezzo. I problemi iniziano già dal secondo brano aperto da un inutile urlaccio del bassista, troppo groove, pochissime melodie, troppi effetti, parti soliste pressoché inesistenti, il tutto in brani dal minutaggio spesso eccessivo che rischia di annoiare pesantemente già dopo pochi ascolti. Su tutto il disco, oltre all’opener, salvo solo “Systematic (The real end)”, in cui il dualismo tra i sue stili canori funziona decentemente, e la lunga strumentale “Voyage to the highlands”, in cui almeno il bassista si dedica solo e soltanto al suo strumento. Chiamatelo “modern metal”, definitelo “metalcore”, chiamatelo insomma come preferite, ma personalmente ho fatto una fatica tremenda ad ascoltare questo disco più volte come ogni recensore onesto dovrebbe fare. E mi dispiace davvero parecchio, perché David Haug è un cantante capace ed espressivo, Julian Bohland un valido batterista e Jared Easter anche un buon bassista, se solo smettesse di avvicinarsi al microfono per buttarci dentro le proprie martoriate corde vocali. Non ho nominato il chitarrista Nick Lassalette, semplicemente perchè nel metal dalla chitarra mi aspetto molta, ma molta più personalità e protagonismo, mentre qui è spesso semplicemente uno strumento d’accompagnamento senza infamia e senza lode. “Cataclysm” francamente non funziona a dovere, è troppo poco violento per attirare un appassionato di sonorità più estreme e troppo esagerato e poco melodico per attirare i favori dei vecchi defenders; gli Heat Of Damage sono quella classica via di mezzo che rischiano di non piacere a nessuno, se non solo e soltanto ai propri fans.

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