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Gli Enforcer realizzano un disco che rompe con il passato Gli Enforcer realizzano un disco che rompe con il passato Hot

Gli Enforcer realizzano un disco che rompe con il passato

recensioni

gruppo
titolo
"Zenith"
etichetta
Nuclear Blast
Anno

 

TRACKLIST:

1.      Die for the devil

2.      Zenith of the black sun

3.      Searching for you

4.      Regrets

5.      The end of a universe

6.      Sail on

7.      One thousand years of darkness

8.      Thunder and hell

9.      Forever we worship the dark

10.  Ode to death

 

 

LINE-UP:

Olof Wikstrand - vocals, guitars

Jonas Wikstrand - drums, piano & keyboards

Tobias Lindqvist - bass

Jonathan Nordwall - guitars

opinioni autore

 
Gli Enforcer realizzano un disco che rompe con il passato 2019-04-24 17:15:37 Ninni Cangiano
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    24 Aprile, 2019
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

La prima reazione che ho avuto ascoltando “Zenith”, il nuovo disco degli Enforcer è stata “Ma che ca***!?”, tanta era la mia sorpresa alle prime note dell’opener “Die for the devil” (poco furbamente scelta per la realizzazione di un video); ma cosa diavolo hanno combinato gli Enforcer per ridursi a suonare hard rock? Poi, ascolto dopo ascolto, ho cominciato ad assaporare ed a comprendere questo disco come merita, fino ad arrivare ad apprezzarlo per quello che è: un lavoro completamente differente dal passato degli Enforcer. Se avete amato lo speed metal degli svedesi nei loro precedenti dischi, sappiate che qui ne troverete ben poco, giusto un paio di pezzi come l’eccezionale “Searching for you” (troppo breve purtroppo!) e “Thunder and hell”. Il primo disco con il nuovo chitarrista Jonathan Nordwall (subentrato a Joseph Tholl) coincide con un notevole cambiamento di stile degli Enforcer che hanno sostanzialmente abbandonato lo speed metal, per dirottare verso un heavy metal molto ruffiano con fortissime contaminazioni hard rock made in USA. Lo ammetto, da fan dello speed metal, inizialmente ho faticato a digerire questo cambiamento, sentendomi quasi tradito dalla band, ma poi ho iniziato ad apprezzare quanto fatto, per poi arrivare ad amare questo disco. Come si fa a non farsi conquistare da splendide canzoni come la dolcissima ballad “Regrets”, che mischia Survivor e.... Supertramp (!!), oppure “One thousand years of darkness”, dall’attacco molto Gamma Ray, per arrivare alla meravigliosa e trascinante “Forever we worship the dark”, che da sola vale l’acquisto del disco. Il sound ha in sé qualcosa di vintage (gli effetti sulla batteria in “The end of a universe” sono decisamente anni ’80) che si fa decisamente apprezzare. Gli Enforcer, in questo “Zenith” hanno dato sfogo alla fantasia ed alla passione per certe sonorità, realizzando un lavoro decisamente inusuale per loro, eterogeneo ma sicuramente affascinante e ben fatto. Da segnalare, infine, che è stata realizzata anche una seconda versione, con cantato interamente in lingua spagnola. Sono pronto a scommettere che questo disco dividerà in due i fans della band, da un lato chi lo odierà per l’evidente ammorbidimento del sound, dall’altro lato chi, come il sottoscritto, imparerà ad amarlo rimanendone affascinato e conquistato. Voi da che parte state?

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