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Un disco semplicemente perfetto per i Qantice Un disco semplicemente perfetto per i Qantice Hot

Un disco semplicemente perfetto per i Qantice

recensioni

gruppo
titolo
“The Anastoria”
etichetta
Pride & Joy Music
Anno

 

TRACKLIST:

1. Gone astray

2. Once upon a sun

3. Without a hero

4. Petrified manor

5. River’s can’t fly

6. Cosmic sway

7. Little knight’s oath

8. Fractal universe

9. Krooner

10. Timeline tragedy

11. Mad clowns

12. Farewell to the edge of the world

 

 

LINE-UP:

David Åkesson: Lead & Backing Vocals, Trumpet

Tony Beaufils: Guitars, Banjo, Bouzouki, Synths and Orchestration

Alexandra Laya: Violin

Christine Lanusse: Bass

Aurélien Joucla: Drums

 

Guests:

Riccardo Cecchi: Vocals on “Fractal universe”, “Krooner”

Dimitri Halby: Transverse Flute on “Little knight's oath”

John Lang: Uilleann pipe on “Rivers can't fly”

Justine Descamps: Oboe on “Timeline tragedy”

Arnaud Condé: Flute on “Cosmic sway”; Bassoon on “Cosmic sway”, “Fractal universe”

Kevin Codfert: Piano on “Without a hero”, “Mad clowns”

Tomaz Boucherifi-Kadiou: Bombarde on “Timeline tragedy”

opinioni autore

 
Un disco semplicemente perfetto per i Qantice 2019-04-24 17:20:16 Ninni Cangiano
voto 
 
5.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    24 Aprile, 2019
Ultimo aggiornamento: 01 Mag, 2019
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A 5 anni di distanza dal valido “The phantonauts”, tornano i parigini Qantice ed il loro symphonic power metal dai testi sci-fi e fantasy, con un nuovo album intitolato “The Anastoria”. La band francese è la dimostrazione di come si possa essere originali, pur suonando power metal, dato che il loro modo di suonare è decisamente fuori dagli schemi canonici. Al symphonic, infatti, uniscono parti decisamente particolari suonate con strumenti come violino, banjo, bouzouki ed ottoni vari; fin qui nessuna novità, ma è proprio il songwriting ad essere fuori dal comune: al classico power sinfonico, infatti viene data una veste molto teatrale, granguignolesca, quasi da cabaret in alcuni tratti, mentre altrove si ascolta qualcosa di alienante che non può non richiamare alla mente una band unica come i Mekong Delta. Ecco, a momenti è come se i Qantice avessero preso la lezione impartita dai Rhapsody (nelle loro varie vesti), impastata con il metal schizzato dei Mekong Delta, per tirare fuori qualcosa di proprio ed immediatamente riconoscibile. 11 pezzi (cui si aggiunge una intro finalmente utile al contesto, come una sorta di ouverture classica) compongono questo disco che è un piacere ascoltare e riascoltare più e più volte, con il raro pregio che ci si trova sempre a scoprire qualche nuovo particolare sfuggito in precedenza. Qui c’è tanta roba, ma proprio tanta (persino un tenore italiano!) e di grande qualità ed il tutto è anche decisamente orecchiabile e godibile, particolari non scontati con una musica così singolare e fuori dal comune. A cantare non troviamo più il mitico Pellek, sostituito egregiamente dal cantante svedese David Åkesson, il quale dimostra di avere notevoli capacità, sia a livello di espressività che di estensione vocale. Per fare symphonic in maniera credibile è imprescindibile un cantante di talento ed i Qantice hanno pescato bene anche questa volta. Altra cosa fondamentale è la qualità della resa sonora; oltretutto, con così tanti strumenti, era pressoché obbligatorio avere una produzione all’altezza ed il lavoro di Kevin Codfert (Adagio, Myrath) in tal senso è stato perfetto. Non c’è nemmeno una virgola fuori posto in questo disco, ogni ascolto è stato un piacere ed un godimento per i miei padiglioni auricolari; “The Anastoria” è in grado di lanciare i Qantice tra i grandi nomi del symphonic power metal e non solo; un album che non può mancare nella collezione di chiunque ritenga di ascoltare musica di qualità. Personalmente ritengo di aver trovato uno dei nomi che andrà a comporre il mio personale podio dei migliori dischi in assoluto del 2019!

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