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Rain: il regno da Fero (Bologna) a Teodorico (Ravenna) Rain: il regno da Fero (Bologna) a Teodorico (Ravenna) Hot

Rain: il regno da Fero (Bologna) a Teodorico (Ravenna)

recensioni

gruppo
titolo
"Dad Is Dead (10 anniversary edition)”
etichetta
Aural Music
Anno

CD1
01. 8 Bar
02. Blind Fury
03. Mr. 2 Words
04. Love In The Back
05. Rain Are Us
06. Red Kiss
07. The Party
08. Last Friday
09. Dad Is Dead
10. Swan Tears
11. The Reason
12. Bang Bus
13. Rain

CD2
01. Love In The Back
02. Dad Is Dead
03. Mr. 2 Words
04. Rain
05. Swan Tears
06. Rain Are Us
07. Red Kiss
08. Bang Bus
09. Introducing The Band
10. Only For The Rain Crew
11. Highway To Hell

opinioni autore

 
Rain: il regno da Fero (Bologna) a Teodorico (Ravenna) 2019-05-03 10:34:12 Corrado Franceschini
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Corrado Franceschini    03 Mag, 2019
Ultimo aggiornamento: 05 Mag, 2019
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La nave dei Rain cambia sovente equipaggio ma il timoniere Alessio Amos Amorati è saldo sul ponte di comando e fa approdare l’imbarcazione ovunque ci sia voglia di Heavy Rock e “balotta”. Nel 2018 è scoccato il decimo anniversario dall’uscita del disco “Dad Is Dead” e Alessio, supportato dall’etichetta Aural Music, ha deciso di celebrarlo con una riedizione rimasterizzata. La copertina prende spunto dall’originale ma la sagoma dell’auto è stata modernizzata e attualizzata dal disegnatore Umberto Stagni. Per rendere la confezione speciale e più appetibile, è stato aggiunto un secondo C.D. con 11 brani dal vivo tratti dalla performance che i Rain tennero a Russi (RA) per il festival Articolo Uno il primo maggio 2010: edizione che vide come headliner i Quireboys. La formazione, come accennato, in questi dieci anni è cambiata più volte ed è stata completamente stravolta ma per capire il presente, talvolta, bisogna riesumare il passato. Non mi dilungherò troppo sui 13 pezzi del disco in studio ma, piuttosto, vi rinfrescherò la memoria dandovi un parere sui cinque pezzi che non hanno trovato spazio nella dimensione live del secondo C.D. “8 Bar” fa del Power d’assalto il suo credo e lo rilancia sotto forma di intrecci delle chitarre di Amos e Marco “The Master” Ricci. “Blind Fury”punta sulla violenza coadiuvata da un primo solo scatenato e da un secondo in cadenza e semi velocità. “The Party” ha uno di quei riff “girati” che si intonano perfettamente con l’immagine di una bella birra fresca in mano, la testa fuori dal finestrino, e la voglia di raggiungere il mare al più presto. Con “Last Friday” entriamo nel novero di canzoni che potrebbero avere scritto gli Hammerfall o, se fate volare la vostra mente, sua Maestà Steve Harris date alcune partiture sonore. Con “The Reason” viene confermato lo strapotere delle chitarre a suon di cambi e soli mentre torna con prepotenza, la voglia di “correre” che anima il gruppo. In chiusura la band felsinea si auto cita piazzando il classico dei The Cult “Rain”. Il brano vede la presenza come ospiti di Steve Sylvester, Freddi Delirio e Simone Mularoni che si occupa del solo di chitarra: la versione che ne esce è un brano Heavy oriented dall’andamento marziale e “quadrato”. Se nel primo capitolo di “Dad Is Dead” la chitarra di Marco Ricci aveva intrapreso un percorso fatto di soli mirabili e azzeccati mentre la voce di Francesco “il biondo” Grandi si era mantenuta nella norma, nel concerto di Russi le cose cambiano parzialmente. La chitarra solista è appannaggio di Massimiliano “gran visir” Scarcia e la voce del “biondo” si erge a coprotagonista. Il gruppo non ha paura di mostrarsi dal vivo per quello che è tanto che vengono lasciate alcune imprecisioni dovute alla foga, senza pensare ad artefarle con l’ausilio della tecnologia. Si parte con la granitica “Love In The Back” ed è da subito chiaro l’intento del quintetto di caricare l’audience tramortendola con un solo scatenato e una voce che vola alta nel cielo. “Dad Is Dead”, nonostante qualche perdita di ritmo, coinvolge ed affascina. “Mr. 2 Words” elargisce mazzate a piene mani corroborate da un incedere roccioso. “Rain” scorre via agghindata a mo di Metal, mentre il classico “tiro” viene ripreso con la seguente “Swan Tears”. Francesco incita un pubblico che, se non ricordo male, era più avvezzo a dissetarsi dalla calura pressoché estiva che a seguire il live: cosa ininfluente ai fini dello show offerto. “Rain Are Us” arriva in una versione più trascinante ed energica rispetto a quella da studio. “Red Kiss” sfodera un metodo compositivo affine a quello usato dai Running Wild. “Bang Bus” tiene fede al suo titolo e ci porta sulle strade dell’Hard Rock americano in cadenza. In questo caso Massimiliano Scarcia si inerpica su un sentiero ornato da un solo al fulmicotone, e rende bene l’idea di cosa può accadere in un lungo viaggio compiuto assieme a leggiadre fanciulle. Dopo la lunga presentazione che fa riprendere fiato ai musicisti, ecco che arriva l’Hard Rock in crescendo di “Only For The Rain Crew”. A chiudere la performance è una versione di “Highway To Hell” abbastanza fedele all’originale, solo escluso. Il mercato dell’Hard and Heavy italiano è saturo di uscite discografiche e denso di gruppi che nascono come i funghi ma i Rain si sono ritagliati un loro spazio. Se proprio non vi va di spendere soldi per questo doppio C.D. andate a supportare la band in concerto e fermatevi a fare quattro chiacchiere: ne uscirete soddisfatti.

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