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Horror e insanità mentale nel Cd degli Hell Theater Horror e insanità mentale nel Cd degli Hell Theater Hot

Horror e insanità mentale nel Cd degli Hell Theater

recensioni

titolo
Reincarnation Of Evil
etichetta
My Graveyard Productions
Anno

 

01.  The Dark Shadows Room

02.  Lady Of The Candles

03.  The Room Of A Million Voices

04.  Smell Of Blood

05.  Escape From The Bloody House

06.  The Time Has Come

07.  Walking Throught The Flames of Hell

08.  The Shadow Of The Devil

09.  Slaughter In The House Of The Witch

10.  Under The Sign Of The Evil

11.  Red Eyes Of The Abyss

12.  The End Of The Beast

 

opinioni autore

 
Horror e insanità mentale nel Cd degli Hell Theater 2013-03-03 18:06:52 Corrado Franceschini
voto 
 
4.5
Opinione inserita da Corrado Franceschini    03 Marzo, 2013
Ultimo aggiornamento: 03 Marzo, 2013
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Giuliano Mazzardi, proprietario della etichetta My Graveyard Productions, scandaglia da anni il fertile terreno dell’undergorund Metal italiano e proprio nel sottosuolo, ad almeno sei piedi di profondità, deve avere trovato gli Hell Theater. Hell Theater si formano a Trieste nel 2009 anche se potrebbero essere usciti da un manicomio pre legge Basaglia (O.K. non scherzo più). “Reincarnation Of Evil”, uscito nel 2012, è il primo lavoro completo della band e segue a distanza di un anno il demo “Shell OF Blood”. Guardando la foto di Victor Solinas (Vc) all’interno del Booklet colpiscono il suo ghigno malvagio e il cappello: particolari che rimandano alla mente le immagini del King Diamond nella seconda fase della carriera. Proseguendo nella lettura del libretto ci si accorge che le 12 canzoni sono legate tra loro e formano un concept, tra l’altro molto articolato e ben spiegato sia in inglese che in italiano, che ricorda in tutto e per tutto le storie orrorifiche narrate dal Re Diamante con i suoi Mecyful Fate. Non rimane che ascoltare la musica e cominciare questa discesa che, più che negli inferi, ci porterà ai confini della follia e delle aberrazioni. La partenza è riservata a “The Dark Shadows Room”: una traccia che si rifà direttamente come incipit ai vecchi e gloriosi Metal Church dell’album omonimo (“Beyond The Black” Docet). Il suono troppo secco e presente della batteria di Diego Blackharrow in questo brano, e sottolineo solo in questo, non mi ha convinto, mentre il “tocco” è giusto. Vi avevo detto che assieme alla puzza di Zolfo c’era un odore di Mercyful Fate ed eccolo qua che si palesa in “Lady Of The Candles”. Questo canzone manifesto basta da sola per capire di che pasta sono fatti i 5 strumentisti e, a tal proposito, vi ricordo che ora nella line up c’è Alessandro Young accreditato nel booklet al basso ma le parti dello strumento sul Cd le ha suonate Alex “Pervertor” Perenz. Perché ho detto canzone manifesto? Perchè “Lady Of The Candles” racchiude in se tutte le caratteristiche peculiari degli Hell Theater e cioè fasi di musica sparate a tutta velocità, fasi ad incedere simil epico, innesti delle chitarre di Brian Steele e Bob Axx: a questo proposito tenetele a mente e durante l’ascolto troverete che non sono mai messe li a caso e sono sempre al servizio della musica non risultando mai troppo inutili ne troppo scontate grazie anche ai continui stacchi e cambi che affrontano. Devo parlare anche della voce di Victor ma, che ve lo dico a fare, il suo “mentore” rimane il Re Diamante. Visto che v sto parlando di un concept non sarebbe giusto snaturare le canzoni parlando singolarmente di ognuna di esse ma a mio avviso ci sono alcune che vanno messe in evidenza e così farò. Comincio con il segnalarvi “Escape From The Bloody House” con buoni cambi, un ottimo stop n’ go dove risalta la batteria, una parte da pogo – massacro assicurato ed una fase mutuata dai Judas Priest. Come dite? Troppa carne al fuoco? In effetti la mia curiosità sarà vedere come riuscirà a trasporre ritmi e cambi la band nella dimensione live. La stessa sensazione di “tanta roba” me la ha lasciata anche “The Time Has Come” dove, in più, le voci sono separate nei canali dello stereo. Non sto mettendo in discussione la prova di Victor Solinas ma, anzi, voglio fare un elogio a Nicolò Gasparini per come è riuscito a svolgere un ottimo lavoro al banco di regia nel Music City di Montebelluna (TV). Non deve essere stato facile assemblare doppie voci a volte “rinforzate”, chitarre incrociate e sovra incise, così come in solo, e fare uscire il tutto omogeneo; un lavoro professionale veramente. Non sarà tutto perfetto ma, d’altra parte, anche il mixaggio di “Don’t Break The Oath” non era poi tutto rose e fiori e a sentirlo bene presentava alcune sbavature. Giusto un breve inciso per segnalare il cambio mostruosamente ben costruito ai 2’28 di “The Shadow Of The Devil” e poi ecco arrivare “Slaughter In The House Of The Witch”. Questa canzone, con i suoi riffs potenti, condurrà un vero e proprio assalto alla vostra mente e ne minerà la stabilità. Merita una segnalazione anche il cambio in calare di “Under The Sign Of The Evil” che è realmente originale. Ultima nota dedicata a “The End Of The Beast” una canzone che, per la tecnica profusa, potrebbe fare appendere lo strumento al chiodo a parecchi di voi. La forza degli Hell Theater è nell’insieme e se anche le due nuove canzoni composte, che sembra saranno più inclini al Thrash, e il nuovo concept dedicato ad un personaggio italiano il cui nome non è stato ancora svelato, saranno dello stesso tenore e della stessa qualità presenti su “Reincarnation Of Evil” ne sentiremo ancora delle belle o, per restare in tema, delle brutte (storie intendo).

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