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Debuttano con un album marcio e malato fino al midollo gli olandesi Distant Debuttano con un album marcio e malato fino al midollo gli olandesi Distant

Debuttano con un album marcio e malato fino al midollo gli olandesi Distant

recensioni

gruppo
titolo
Tyrannotophia
etichetta
Unique Leader Records
Anno

Tracklist:

  • The Blind Prophecy
  • Zeroten
  • False Gods
  • Abhorrence
  • Tyrannotophia
  • Chasm of Despair
  • Hollow Eyes
  • The Enslavement
  • Heirs of Torment
  • Endgame
  • Inside Out

Line - up:

  • Alan Grnja - Vocals
  • Nouri Yetgin - Guitar
  • Vladimir Golic - Guitar
  • Shainel Ramharakh - Drums
  • Elmer Maurits - Bass & Booking
  • Eise Smit - Additional Guitar/Bass

opinioni autore

 
Debuttano con un album marcio e malato fino al midollo gli olandesi Distant 2019-06-16 17:57:53 Luigi Macera Mascitelli
voto 
 
5.0
Opinione inserita da Luigi Macera Mascitelli    16 Giugno, 2019
Ultimo aggiornamento: 16 Giugno, 2019
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Finalmente metto di nuovo le mani ad un album di debutto e doppia gioia per il genere trattato: oggi parleremo degli olandesi Distant e del loro primissimo quanto marcissimo "Tyrannotophia", creaturina firmata Unique Leader Records che ci sbatte in faccia un pesantissimo slamming deathcore/downtempo da rimanerci secchi. Ultimamente in redazione stanno arrivando diversi dischi deathcore, segno che -e sono felicissimo di questo- forse si può parlare di una ripresa del genere che da un po' di tempo non sentivo quasi più. Se poi ci aggiungiamo l'abbandono delle sonorità alla Suicide Silence che hanno rotto i cosiddetti ed un ritorno a quelle sonorità primitive e marce del death, ecco che la questione si fa assai interessante.
Questo è esattamente il caso di oggi. I Distant non ci pensano due volte e vogliono debuttare con i fiocchi proponendoci un album di una pesantezza disumana, carico di slamming death alla Kraanium e blastate qua e là per prendere a pugni in faccia l'ascoltatore. Chitarre distortissime e bassissime di accordatura, copertina dell'album accattivante e malatissima...tutto ci fa capire l'intenzione dei nostri amici olandesi: liberare il loro mostro ed entrare con un calcio in faccia nel mondo del death.
La mattanza prende il nome di "Zeroten", l'opening di questo "Tyrannotophia": violenta, cadenzata fino a livelli umanamente accettabili da far saltare la testa per lo "scapoccio". Che dire, poi, della voce di Alan: seppur leggermente effettata, ci regala un pig squeal acido e corrosivo ed un altrettanto ferocissimo growl. Perfette le tempistiche delle strofe in grado di incastrarsi tra una martellata e l'altra rendendo ulteriormente evidente l'influsso slam e downtempo. Ma tranquilli, c'è spazio anche per qualcosina più blastata e veloce con la traccia omonima: qui siamo più su territorio deathcore, seppur non mancando quel filo conduttore che rende l'album un'incudine imponente che ti spappola la testa.
Per tutto l'ascolto si percepisce un senso di terrore e massacro, come se fossimo inseguiti da un pazzo con una motosega accesa. L'effetto è esattamente quello di voler mettere in musica una scena splatter, senza dare troppo spazio ai fronzoli. Grazie anche alla parte melodica e dissonante che accompagna ciascun pezzo, "Tyrannotophia" è il connubio perfetto tra vecchio e nuovo, tra il death feroce in stile Bloodbath e Aborted , il deathcore alla Thy Art Is Murders e Osiah e lo slamming brutale come base di appoggio. Il risultato? Marciume e potenza allo stato puro!
Complimenti ragazzi, ci avete regalato un piccolo masterpiece che vi farà fare strada.

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