A+ A A-
 

L'eleganza di Rob Moratti nel suo nuovo lavoro solista L'eleganza di Rob Moratti nel suo nuovo lavoro solista

L'eleganza di Rob Moratti nel suo nuovo lavoro solista

recensioni

titolo
Renaissance
etichetta
Aor Heaven
Anno

Track List: 1. You Are The One, 2. Let Me Be The One, 3. Best of Me, 4. Lift You Up, 5. Hold On To Love, 6. I Let You In, 7. It’s Time To Go, 8. Many Come Home, 9. I Don’t Want To Wait Forever, 10. It Hurts To Be I Love

 

Rob Moratti : voice

Torben Enevoldsen: guitars

Fredrik Bergh: keyboards

Stu Reid: drums

Tony Franklin: bass.

opinioni autore

 
L'eleganza di Rob Moratti nel suo nuovo lavoro solista 2019-07-13 10:16:07 Federico Orano
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Federico Orano    13 Luglio, 2019
Ultimo aggiornamento: 13 Luglio, 2019
#1 recensione  -   Guarda tutte le mie opinioni

Che piacere ritrovare il caro Rob Moratti di nuovo in pista con questo full length “Renaissance”. Ricordo ancora con gioia alcuni dischi del singer americano, come “Victory” del 2011, con un passato nei Saga e nei Final Frontier.

Il suo è un aor genuino ed elegante, spinto da una passione che brucia sempre forte per questa musica. E questo nuovo disco non si distacca di molto dal suo passato. Brani ariosi costruiti su melodie celestiali dove l'ugola angelica di Rob si muove alla perfezione. Dieci brani intensi come sempre ispirati fortemente dal sound Journey (e la voce di Rob è da sempre accostata a quella dell'immortale Steve Perry). Il trademark di Rob è evidente in pezzi come l'esplosiva “Let Me Be The One” e la ballatona intensa, ma non scontata “Best of Me”. Durante tutto il lavoro è lampante l'ottimo apporto dato alla causa dai musicisti che accompagnano il buon Rob in questo disco, in particolare è Torben Enevoldsen a colpire grazie a notevoli solos di chitarra che arrivano puntuali ad ogni song mostrando classe da vendere. E la seconda metà di questo lavoro probabilmente è anche superiore alla prima. “It’s Time To Go” appassiona con il suo incedere, mentre sono elettrizzanti i ritmi elevati di “Many Come Home”. Infine tastiere in evidenza e l'imponente ugola di Rob fanno di “It Hurts To Be I Love” un altro pezzo di caratura importante in grado di chiudere al meglio questo disco.

Bentornato Rob! La tua voce, il tuo sound non possono che meritare un posticino speciale nel cuoricino di ogni aor fan che si rispetti.

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
 

Recensione Utenti

Nessuna opinione inserita ancora. Scrivi tu la prima!

Per poter scrivere un commento ti devi autenticare o registrare
 
Powered by JReviews

releases

Il primo disco degli Hatriot senza Steve "Zetro" Souza
Valutazione Autore
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Dalla Russia i Deva Obida, malinconici e melodici
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

Autoproduzioni

i nostrani The Big Jazz Duo, tra deathcore e sinfonia, tirano fuori un Ep che spacca!
Valutazione Autore
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
C'è molto da lavorare per i Rot Schimmel
Valutazione Autore
 
1.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Ep di debutto per The Last Martyr, band australiana che suona un post hardcore melodico
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
I Culloden ed una proposta anacronistica
Valutazione Autore
 
1.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

partners

No tabs to display

allaroundmetal all rights reserved. - grafica e design by Andrea Dolzan

Login

Sign In

User Registration
or Annulla