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Gli Infrared compiono qualche passo avanti Gli Infrared compiono qualche passo avanti Hot

Gli Infrared compiono qualche passo avanti

recensioni

gruppo
titolo
“Back to the warehouse”
etichetta
Autoproduzione
Anno

 

TRACKLIST:

1.      Meet my standards

2.      One mouth, two faces

3.      Hate today, despise tomorrow

4.      Animated realities

5.      Wratchild

 

 

LINE UP:

Armin Kamal (Vocals and Guitars)

Kirk Gidley (Guitars, Backing Vocals)

Alain Groulx (Drums, Backing Vocals)

Mike Forbes (Bass, Backing Vocals)

opinioni autore

 
Gli Infrared compiono qualche passo avanti 2019-07-31 15:10:50 Ninni Cangiano
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    31 Luglio, 2019
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Avevo conosciuto i canadesi Infrared l’anno scorso in occasione del loro secondo full-lenght “Saviours” e non ne rimasi granché impressionato, soprattutto a causa della lunghezza eccessiva dei loro componimenti. Il loro thrash ispirato alla Bay-Area non era niente male, grazie ad un ottimo lavoro del bassista Mike Forbes e del batterista Alain Groulx, ma era penalizzato da un songwriting eccessivo che faceva “incartare” i vari brani e spesso rasentava la noia, specie non appena il ritmo rallentava, oltre che da un cantante non eccezionale. A distanza di un anno gli Infrared si ripresentano con un E.P di cinque brani (quattro originali ed una cover), intitolato “Back to the warehouse”, con la stessa formazione e, di conseguenza, sempre con Armin Kamal dietro al microfono. Sia chiaro, ho ascoltato molti, ma molti vocalist peggiori di Kamal il quale, in fin dei conti, per il thrash potrebbe anche non starci male, ma un po’ più di espressività (quando la grinta non è necessaria) forse sarebbe necessaria; abbastanza triste ed impari poi il paragone con Paul Di’Anno nella cover di “Wratchild”. Ma veniamo al vero punto dolente degli Infrared: il songwriting. C’è qualche miglioramento, nel senso che la band ha iniziato a comprendere che in questo tipo di thrash, più “canonico” ed old-school, serve come il pane essere efficaci e non dilungarsi troppo ed inutilmente; ecco quindi che solo una traccia supera i 6 minuti (la mosheggiante “Animated realities”), mentre gli altri sono leggermente più brevi. Un’ulteriore sforbiciata qua e là avrebbe ulteriormente giovato ed, ad esempio, avrebbe reso l’opener “Meet my standards” un pezzo fantastico; Questo brano (sicuramente il migliore del disco) è aperto in maniera goliardica con un peto (proprio così, non sto scherzando!), ma ha ottime parti strumentali e, se fosse finito dopo le parti soliste di chitarra poco prima del quarto minuto, sarebbe stato eccellente; invece la band da quel punto ripropone bridge e coro inutilmente, apparentemente solo per “allungare il brodo”. Le qualità per migliorare sono sicuro che non manchino agli Infrared; al momento questo “Back to the warehouse” riesce a strappare una sufficienza di stima, ma non di più. Spero presto di essere sorpreso in positivo!

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