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Un sound che sa essere moderno su di un approccio più classico per gli americani Ecliptic Vision Un sound che sa essere moderno su di un approccio più classico per gli americani Ecliptic Vision Hot

Un sound che sa essere moderno su di un approccio più classico per gli americani Ecliptic Vision

recensioni

titolo
Ecliptic Vision
etichetta
Autoproduzione
Anno

PROVENIENZA: U.S.A. 

GENERE: Technical/Brutal Death Metal 

FFO: Suffocation, Cannibal Corpse, Immolation, Soreption 

LINE UP: 
Joshua Rivet - vocals 
Ryan Caughey - guitars, programming 
Derek Ponton - bass, backing vocals 
Vincent Lawyer - drums 

TRACKLIST: 
1. Singularity [00:40] 
2. Anthropophage [04:37] 
3. Cosmicosm [04:33] 
4. Lobotomizer [05:14] 
5. Interdimensional Tides [01:01] 
6. Cephalic Anomaly [04:57] 
7. Crux o Infliction [04:33] 
8. Reduced to Dust [00:58] 
9. Fear the Horizon [04:21] 
10. Dark Flow Remnants [04:16] 
11. Alientity [03:23] 
12. Adrift in the Celestial Void [01:21] 

Running time: 39:54 

opinioni autore

 
Un sound che sa essere moderno su di un approccio più classico per gli americani Ecliptic Vision 2019-08-09 13:32:40 Daniele Ogre
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Daniele Ogre    09 Agosto, 2019
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Appena quattro anni di vita ma già due album ed un EP - tutti autoprodotti - nel carniere degli statunitensi Ecliptic Vision, band dello stato di New York capace di far convivere nel proprio sound influenze derivanti dal Death più 'classico' (parliamo di gente come Cannibal Corpse, Suffocation ed Immolation) con elementi decisamente più moderni (Soreption, Fear Factory, Carnifex, Thy Art is Murder) che decisamente si sposano, questi ultimi, con il concept sci-fi alla base di questo secondo album eponimo. Sfuriate prettamente Death e pesanti groove si intersecano per tutti i quasi 40 minuti di "Ecliptic Vision", con un gran lavoro che viene fatto in primis dalla sezione ritmica formata dal bassista (e seconda voce) Derek Ponton e dal batterista Vincent Lawyer. Diversi sono gli esempi che si possono fare per poter capire a pieno quale sia la proposta degli Ecliptic Vision, ma i maggiori possiamo tranquillamente affermare che siano i due singoli "Anthropophage" e "Dark Flow Remnants", oltre che l'incredibile "Cosmicosm", probabilmente il brano in cui le due anime della band americana riescono ad unirsi perfettamente. Ma va detto che il pezzo che maggiormente mi ha impressionato è senza dubbio "Lobotomizer": l'impressionante growl di Joshua Rivet viene supportato da un comparto strumentale granitico e da un buonissimo uso di synths 'fearfactoryani'; forse perché il brano più lungo dell'intero lotto, ma "Lobotomizer" appare il brano più maturo di un album in cui gli Ecliptic Vision non lasciano assolutamente nulla di intentato. Vero è che si deve essere degli ascoltatori di Death Metal a 360° per poter godere a dovere del lavoro del quartetto statunitense, dato che in caso si abbiano i classici paraocchi e si prediligano solo le sonorità più classiche allora l'approccio moderno dei nostri potrebbe farvi storcere il naso. E sarebbe un vero peccato, visto che questo disco di difetti praticamente non ne ha,

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