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Il riscatto dei capitolini Lahmia: melodic death granitico e potente Il riscatto dei capitolini Lahmia: melodic death granitico e potente

Il riscatto dei capitolini Lahmia: melodic death granitico e potente

recensioni

gruppo
titolo
Resilience
etichetta
Scarlet Records
Anno

Tracklist:

  • 1.Elegy for a Dying Sun
  • 2.Her Frantic Call
  • 3.Divide et Impera
  • 4.The Frayed Lines of Time
  • 5.Void of Humiliation 
  • 6.The Age of Treason
  • 7.Limitless
  • 8.Existential Vastness

Line-up:

  • Amèris: All Vocals
  • Flavio Gianello: Lead, rhythm and acoustic guitars
  • Corrado Ciaccia: Bass guitars
  • Andrea Torre: Drums

opinioni autore

 
Il riscatto dei capitolini Lahmia: melodic death granitico e potente 2019-09-15 15:55:33 Luigi Macera Mascitelli
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Luigi Macera Mascitelli    15 Settembre, 2019
Ultimo aggiornamento: 15 Settembre, 2019
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Si era già parlato del debutto dei laziali Lahmia su questo portale. All'epoca la valutazione non fu molto positiva: in particolare si rimarcava il fatto che il loro melodic death fosse troppo ispirato alle band svedesi facendo risultare "Into The Abyss" (2012) un lavoro tra i tanti del genere. Da allora non si seppe più nulla dei nostri -salvo un paio di singoli- fino al 2019, anno in cui esce fuori il loro secondo full-length "Resilience" in casa Scarlet Records. Sette anni son passati dalla prima fatica. Sette anni in cui la band, fresca anche di una nuovissima line-up, ha dimostrato di aver imparato dai propri errori con un album validissimo che, seppur ricalcando ancora -e direi anche "grazie al cavolo"- l'esperienza delle pietre miliari del genere, questa volta lo fa in maniera molto più razionale. Lo stile proposto è molto personale, con le proprie peculiarità e il suo marchio: è voglia di riscatto che sprizza da tutti i pori, senza lasciare spazio a troppi fronzoli e cercando di andare dritto al punto. "Resilience" è un pugno in faccia, solido come una roccia ed in grado di presentare, finalmente, una band competente e talentuosa. Già l'opener "Elegy For A Dying Sun" ci fa capire che aria tira qui: il riff è granitico e freddo come i primi lavori degli Insomnium, la voce di Amèris è roboante e potente e la parte di groove sostiene il tutto con un'impalcatura solida e ben costruita. Finalmente è stata abbandonata la fin troppa evidente vena alla In Flames -che fu un'arma a doppio taglio per la band romana- e si è abbracciata una visione più di insieme. Il risultato? Tracce che sanno spaziare e guardarsi intorno, non più relegate nella precedente strettoia compositiva. Un'ottimo esempio ce lo danno l'incalzante "Her Frantic Call", la più "trashettona" "Divide Et Impera" o ancora la splendida "Void Of Humiliation" , malinconica, oscura e di chiara ispirazione doom: sono brani che presentano un linguaggio tutto loro, seppur non snaturando il genere proposto. Segno, questo, che si può spaziare rimanendo comunque fedeli ad una determinata base.
Menzione onorevole, infine, vorrei farla per la lunghissima quanto ottima "The Age Of Treason": undici minuti abbondanti di sonore bordate. Violenta e potente come una mandria imbufalita, scorre liscia come l'olio -non ci si accorge neanche della durata, fidatevi-. Qui i nostri Lahmia mettono tutto l'impegno possibile e ci regalano un brano compatto e tirato fino all'ultimo. Se volete farvi un'idea dell'intero "Resilience" questa è la traccia che fa per voi!
In definitiva, posso ritenermi soddisfatto dopo questi sette lunghi anni di silenzio? Certamente sì, l'album ripaga del tempo aspettato e giustifica tutto il lavoro di background che c'è dietro: dedizione, voglia di riscatto e coraggio. Non sarà l'album perfetto, né il capolavoro del genere, ma cazzarola se mena! Ascoltare per credere. Bravissimi!

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