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Demiurgon: Death Metal e decadenza umana Demiurgon: Death Metal e decadenza umana Hot

Demiurgon: Death Metal e decadenza umana

recensioni

gruppo
titolo
“The Oblivious Lure”
etichetta
Everlasting Spew Records
Anno

Line up:
Stefano Borciani - vocals
Emanuele Ottani - guitars
Daniele Benincasa - guitars
Riccardo Benedini - bass
Riccardo Valenti - drums

Tracklist:
1. Tsansas
2. Kapalikas
3. ...Dèi Dimenticati
4. Il Culto Cannibale
5. Profezia di una Specie Morente
6. The Oblivious Lure
7. Teatro del Coito
8. The Day Dawn Came Twice

opinioni autore

 
Demiurgon: Death Metal e decadenza umana 2019-09-16 09:19:40 Corrado Franceschini
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Corrado Franceschini    16 Settembre, 2019
Ultimo aggiornamento: 16 Settembre, 2019
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Conosco il Borci (Stefano Borciani – vc) e Valentz (Riccardo Valenti – bt) da più di un decennio e, parlando con loro, li ho sempre trovati comunicativi e tranquilli. Se li andate a trovare nella sala prove dei Demiurgon troverete lo stesso clima amichevole ma attenzione: basta che la band innesti i jacks negli amplificatori e la “botta” che vi arriverà sarà come quella di un elettroshock. La line up dei Demiurgon è largamente mutuata da quella degli Hatred, gruppo in attività dal 2003 al 2014, con componenti che suonano anche in Unbirth e Darkend. La musica che il quintetto emiliano propone nel nuovo album “The Oblivious Lure” attinge a piene mani dalla fonte del Death Metal old school e, a mio avviso, è la degna colonna sonora per uno stermino di massa. I Demiurgon ci tengono a precisare che i loro testi parlano della deriva, della violenza, e delle brutture di un mondo con pochissime speranze di sopravvivenza. Questo discorso non coinvolge per forza la religione o, per lo meno, non quella cattolica visto che un pezzo s’intitola “…Dèi Dimenticati”: una canzone che è pesante come un branco di Mammoth in marcia. Mi pare ovvio che una musica del genere non è adatta a chi cerca sonorità leggere e edulcorate. Lo stesso discorso vale per i testi a cominciare da quello di “Tsansas” che parla degli uomini della foresta amazzonica, gli Indios della tribù degli Jìvaro (Perù e Ecuador), che hanno l’abitudine di rimpicciolire le teste dei loro nemici (e di usare droga n.d.a.). Se non è ancora chiaro il concetto di violenza che caratterizza i pezzi leggete il testo de “Il Culto Cannibale” ispirato al fumetto “The Cannibal Family” delle edizioni Inkiostro. Mi giocherei la testa (ahem) che è stato scritto dal Borci; grande appassionato di comics italiani e stranieri. Cosa si ascolta nelle otto tracce dell'album è presto detto: chitarre dissonanti o down tuned, opera di Emanuele Ottani e Daniele Benincasa, che vengono equamente divise negli altoparlanti. Una batteria che corre come un treno ad alta velocità, il basso pulsante di Riccardo Benedini, e una voce rabbiosa e potente. Tanto pathos viene parzialmente stemperato con stoppate e qualche rallentamento mortifero ma non temete, dopo pochi secondi il ritmo riparte a tutta accelerazione. Che si parli della claustrofobica “Profezia Di Una Specie Morente” o delle mitragliate ad altezza uomo sparate da “Il Teatro Del Coito”, non posso esimermi dal consigliare “The Oblivious Lure” solo agli amanti del Death: un genere che, e questo disco lo dimostra, può fare la sua “marcia” figura anche con una produzione di stampo attuale.

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