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I pionieri del thrash/groove tornano in pista dopo ventisette anni con un album colossale I pionieri del thrash/groove tornano in pista dopo ventisette anni con un album colossale

I pionieri del thrash/groove tornano in pista dopo ventisette anni con un album colossale

recensioni

gruppo
titolo
Mourn the Southern Skies
etichetta
Nuclear Blast
Anno

Tracklist:

  • 1. My Time 3:53
  • 2. Asunder 4:57
  • 3. Hallowed Sound 5:07
  • 4. Beware the Wolf 3:54
  • 5. Yesterday's Bones 7:04
  • 6. All She Wrote 5:04
  • 7. Rumination 4:33
  • 8. Arms of Man 5:49
  • 9. Ripping Flesh 3:02
  • 10. Mourn the Southern Skies 9:29

Line-up:

  • Kyle Thomas | vocals
  • Vinnie LaBella | lead guitar
  • Marzi Montazeri | lead guitar
  • Jason VieBrooks | bass
  • Sasha Horn | drums

 

opinioni autore

 
I pionieri del thrash/groove tornano in pista dopo ventisette anni con un album colossale 2019-09-20 16:43:14 Luigi Macera Mascitelli
voto 
 
5.0
Opinione inserita da Luigi Macera Mascitelli    20 Settembre, 2019
Ultimo aggiornamento: 20 Settembre, 2019
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Ed eccoci di nuovo qui per parlare di un altro grandissimo ritorno in casa Thrash/Groove metal. Di chi sto parlando? Degli americani Exhorder e del loro nuovissimo "Mourn the Southern Skies", terzo album per Thomas e soci uscito proprio oggi a distanza di ventisette anni dal micidiale "The Law" del 1992.
Nati nel lontano 1985, il quintetto si può definire a buon diritto il papà del thrash/groove metal, quello che rese immortali e leggendari i Pantera. Lungi dal voler intraprendere una discussione su chi, tra le due band, sia la vera iniziatrice dell'ondata -discussione che violerebbe tutti i trattati di pace internazionali- è indubbio che le tempistiche vadano a favore dei primi: ricordo che le due demo degli Exhorder uscirono a fine anni '80, quando i Pantera ancora suonavano heavy metal. Che poi i secondi abbiano portato questo sound ai livelli che tutti conosciamo è un'altra storia. Sta di fatto che il quintetto di New Orleans è a tutti gli effetti una pietra miliare ed inestimabile del genere, perciò va da sé che il nuovo album non possa non generare gioia e clamore tra i fan di vecchia data.

Freschissimo anche di una nuova line-up, che vede alla testa soltanto due dei membri storici, Vinnie LaBella alla chitarra e il mitico Kyle Thomas alla voce, "Mourn the Southern Skies" si presenta furioso, potente ed incalzante, quasi fosse uscito qualche anno dopo la combo "Slaughter In The Vatican" e "The Law". Un lavoro, quindi, in perfetta continuità con il passato, ma che riesce ad adattarsi bene alle tempistiche moderne con un sound fresco e granitico ed una produzione superba. Ad aprire le danze è "My Time" che fin da subito ci fa capire che aria tiri qui: la traccia è formidabile in ogni suo aspetto, ricca di energia, tellurica e martellante come poche cose sulla Terra. Prestazione canora a dir poco sublime e molto simile -grazie al ca**o direte voi- a quella di Phil Anselmo del passato. Per non parlare dell'assolo pungente di LaBella: un vero inno agli anni '90! Si continua la carneficina con l'ottima "Asunder" che trasuda groove metal da tutti i pori con il suo andamento lento e cadenzato che lascia spazio alle pelli di Mr. Horn: con i suoi ottimi i passaggi e le soluzioni di intermezzo, dimostra di aver meritato un posto negli Exhorder.
E poi arrivano loro, la quintessenza della violenza fatta musica: "Hallowed Sound" e "Beware The Wolf". Totalmente votate a quelle sonorità che ci hanno fatto amare il genere, i due brani colossali sapranno farvi schizzare il cervello e l'osso del collo. Non c'è un attimo di respiro che sia uno! Fronzoli zero, ghirigori neanche a parlarne: qui si pesta come fabbri da inizio a fine! Ascoltare per credere.
L'attimo di respiro, se così si può dire, ce lo offre Yesterday's Bones", di chiara derivazione Rock' n' Roll ed Heavy Metal alla Motörhead. Pesante, imponente come un carro armato in movimento e maledettamente old school come piace a noi. Qui Thomas dà libero sfogo alla sua ugola riuscendo egregiamente ad unire un cantato acido, corrosivo e basso ad acuti micidiali.
Da citare, infine, "Ripping Flesh" e l'omonima traccia "Mourn The Southern Skies". Se la prima è un'autentica fucilata in faccia totalmente inzuppata di hardcore e brutte maniere, la seconda chiude l'album con i suoi lunghi nove minuti di heavy metal che farà impazzire i fan di vecchia data. Un'ottimo dolce finale da gustare dopo i quaranta e rotti minuti di sonori schiaffoni!

Giunti alla fine di questa terza fatica in casa Exhorder viene la fatidica domanda: prova superata? Egregiamente direi. Di acqua sotto i ponti ne è passata e in questo lungo lasso di tempo dei nostri si è saputo poco e niente. Vedere di nuovo in pista una band leggendaria con la stessa grinta e voglia di spaccare come prima fa solo che piacere. "Mourn the Southern Skies" forse potrebbe dividere le opinioni: chi non vede l'evoluzione e la sperimentazione -fattori molto richiesti ad oggi- e grida al lavoro monotono e chi, invece, resta fedele alla vecchia guardia. Per quanto mi riguarda, sono per il secondo partito. Ascolto super consigliato a tutti i veri fan del genere che non possono farsi sfuggire un'uscita così importante. Buon metal a tutti!

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