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Heaven Denies, un progetto più che promettente Heaven Denies, un progetto più che promettente Hot

Heaven Denies, un progetto più che promettente

recensioni

titolo
“The essence of power Pt. 1”
etichetta
Autoproduzione
Anno

 

TRACKLIST:

01. The sky calls to us

02. Call me whenever

03. Flying through the time

04. The sign of the cross

05. The angel of death (has died)

06. Arch enemy

07. Metal pride

08. Born to burn

09. Love me forevermore

10. End of time

 

 

LINE-UP:

Iliour Griften – All Vocals; bass & guitars (on track 9); keyboards (on tracks 1, 2, 4, 6 e 10)

 

Special Guests:

DRUMS: Alex Landenburg (Kamelot, Cyhra), Federico Gatti [(Ancient Bards, Wind Rose); ("Courtesy of Napalm Records")]

BASS: Dino Fiorenza (Metatrone), Stefano Filipponi (Anvil Theraphy)

GUITARS: Matias Kupiainen (Stratovarius), Tommy Vitaly (Seven Gates), Kakhi Kiknadze (Harmonium, Iahsari), Zoltan Árpád Liptay (ex-Sorronia), Simone Martinelli (From the depth, Arcadia), Vaggelis Keramidas (Clairvoyant), Niccolo' Carpinteri (Astral Fire)

KEYBOARDS: Gabriels

CHOIRS: Alex Mari (Rhapsody of Fire, Michele Luppi), Tommaso Corvaja (Ion of Chios, Wind Rose)

GROWLS: Stefan Zenkert (Witticism)

SOPRANO: Claudia Corona

opinioni autore

 
Heaven Denies, un progetto più che promettente 2019-09-28 11:10:05 Ninni Cangiano
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Ninni Cangiano    28 Settembre, 2019
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Il progetto Heaven Denies nasce per idea del cantante italiano Iliour Griften che qualcuno ricorderà con Clairvoyant e Gabriels, tra i diversi progetti a cui ha partecipato; questo “The essence of power Pt. 1” (molto bello l’artwork!) è il suo primo disco solista che, visto il titolo, si preannuncia essere la prima parte di un più ampio lavoro. L'album è uscito il 14 settembre, giorno del compleanno di Andrè Matos, in quanto il disco è dedicato alla sua memoria; il compianto ex-cantante degli Angra è infatti la fonte principale d’ispirazione del nostro Iliour. Avere una fonte d’ispirazione, però, non significa assomigliare alla fonte stessa; il singer italiano, infatti, non ha le qualità del grande Andrè Matos e mi sembra ben conscio di questo, evitando intelligentemente di spingersi troppo in alto con le note dove la natura lo proibisce. Volendo trovare una similitudine a livello stilistico, sia per lo stile di cantato che di sound, andrei a scomodare i mitici Wonderland, band italiana fin troppo vituperata e colpevolmente finita nell’oblio, il cui cantante era tale Alexx Hall, del quale non si è mai più sentito parlare dopo l’ultimo disco risalente al 2004. Proseguendo sulle similitudini, potremmo anche andare a scomodare i Projecto (altra band del compianto Vic Mazzoni) ed altre realtà dello scorso decennio dell’underground italiano del melodic power. Già, perchè, che lo si voglia riconoscere o no, in questo particolare settore del power metal nello scorso decennio abbiamo avuto tante bands più che valide. E gli Heaven Denies prendono spunto dalla lezione di quei gruppi e ci aggiungono su una dose massiccia di tastiere per strizzare un po’ l’occhio anche al power sinfonico. Purtroppo la produzione non aiuta più di tanto, dato che il risultato è stato un po’ troppo “plasticoso” (se mi passate il termine) e con poco groove sulle chitarre, che forse sono lo strumento che più soffre della sovrabbondanza di tastiere. E’ sempre bene però ricordare che si tratta di un’opera prima autoprodotta e, di conseguenza, certi difetti (forse dovuti all’inesperienza) possono anche essere tollerati; per il futuro però sarà indispensabile migliorare da questo punto di vista. L’ascolto è comunque gradevole, anche se alcuni brani non sono all’altezza degli altri, specie nella parte centrale del disco, quando si rallenta un po’ troppo il ritmo. Se mi chiedeste di indicare i miei pezzi preferiti, fra gli 8 che compongono la scaletta (cui vanno aggiunte le solite immancabili intro ed outro), sicuramente mi fermerei alle prime due “Call me whenever” e “Flying through the time”, due bombe di power metal che da sole valgono l’acquisto del disco e fanno pensare a quanto sarebbe stato deflagrante questo lavoro se tutte le altre canzoni fossero state a questo livello! Su quegli standard, infatti, poi troviamo solo “Born to burn” (impressionante il lavoro del basso!) e poco altro. “The essence of power Pt. 1” è comunque un debut album più che valido, oltre che gradevole da ascoltare; se si saprà migliorare la produzione, lascia ben sperare per la “parte 2” ed il futuro stesso del progetto Heaven Denies.

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