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Dopo due anni tornano puntuali gli Entrails, con sostanziali novità anche nel sound Dopo due anni tornano puntuali gli Entrails, con sostanziali novità anche nel sound

Dopo due anni tornano puntuali gli Entrails, con sostanziali novità anche nel sound

recensioni

gruppo
titolo
Rise of the Reaper
etichetta
Metal Blade Records
Anno

PROVENIENZA: Svezia 

GENERE: Death Metal 

FFO: Dismember, At the Gates, Entombed/Entombed A.D., Grave, Evocation 

LINE UP: 
Puntus "Penki" Samuelsson - vocals, bass 
Jimmy Lundqvist - guitars 
Markus Svensson - guitars 
Brynjar Helgetun - drums (session) 

TRACKLIST: 
1. Rise of the Reaper (intro) [01:20] 
2. For Hell [03:33] 
3. Miscreation [04:22] 
4. The Pyre [04:05] =ASCOLTA= 
5. In the Shape of the Dead [05:06] 
6. Gravekeeper [03:50] 
7. Destination Death [03:30] 
8. Destruction [02:42] 
9. Crawl in Your Guts [02:54] =ASCOLTA= 
10. For Whom the Head Rolls [03:19] 
11. Evils of the Night [02:24] 
12. Cathedral of Pain [07:38] 
13. The End (outro) [01:52] 

Running time: 46:35 

opinioni autore

 
Dopo due anni tornano puntuali gli Entrails, con sostanziali novità anche nel sound 2019-10-12 14:10:43 Daniele Ogre
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Daniele Ogre    12 Ottobre, 2019
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Ci sono cose che tornano puntuali ed immutabili, come che so... il natale il 25 dicembre, l'Indipendence Day il 4 luglio in America... o che ogni due anni tornano gli svedesi Entrails con un nuovo album (ed una nuova formazione)! Fedeli a questo diktat, a due anni di distanza da "World inferno" ecco di nuovo la band guidata dal chitarrista Jimmy Lundqvist con quello che è il loro sesto album, "Rise of the Reaper". Manco a dirlo, gli Entrails si presentano al via con la line up di nuovo cambiata: Pontus "Penki" Samuelsson passa dalla chitarra a basso e voce, con il suo posto preso da Markus Svensson, mentre alla batteria troviamo, in qualità di session, Brynjar Helgetun (Crypticus, Gods Forsaken, Johansson & Speckmann, Putrevore, The Grotesquery, Those Who Bring the Torture...); solo dopo le registrazioni di "Rise of the Reaper" è entrato in formazione il nuovo drummer Arvid Borg. Ma la line up non è la sola novità in casa Entrails. S'è scritto in passato che, nonostante gli ultimi lavori della band svedese fossero comunque quanto meno sufficienti, c'era stato un appiattimento nel sound dei nostri, che tendevano sempre più a ripetersi, portando appunto ad un piattume generale; con "Rise of the Reaper" ci sono dei sostanziali cambi anche nel sound della band: non aspettatevi chissà quali impensabili stravolgimenti, ma piccoli cambi di direzione che danno, a mio avviso, nuova linfa a Lundqvist e soci. Non va a mancare quindi quell'old school Swedish Death proprio del DNA degli Entrails, con passaggi spaccacollo e 'ignoranti', ma troviamo qui soprattutto delle composizioni più 'lavorate' sotto il punto di vista del songwriting, con un massiccio inserimento di melodie sullo stile degli At the Gates e dei Dismember del loro periodo Heavy-oriented. Se dunque fino a "World Inferno" ci ritrovavamo ad ascoltare lavori (troppo) estremamente omogenei, con "Rise of the Reaper" ci troviamo innanzi ad un lavoro che fa della varietà sonora il proprio vessillo, pur non dimenticando affatto da dove la band proviene. Questo permette una maggiore scorribilità della tracklist, grazie per l'appunto a brani dalla struttura quanto mai semplice ma al contempo agile ed ottime melodie che danno grande ariosità alle classiche chitarre 'zanzarose' degli Entrails. Se poi aggiungiamo al conto la buonissima prova dietro al microfono di Penki e la presenza di pezzi più marcatamente old school come "Gravekeeper" e "Destruction", possiamo affermare senz'ombra di dubbio che "Rise of the Reaper" è la miglior release ad oggi del combo svedese. Una rottura col passato, seppur parziale, che non può che far bene alla creatura di Jimmy Lundqvist.

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