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Con il loro secondo album, i Singularity dimostrano di avere già una discreta maturità Con il loro secondo album, i Singularity dimostrano di avere già una discreta maturità

Con il loro secondo album, i Singularity dimostrano di avere già una discreta maturità

recensioni

titolo
Place of Chains
etichetta
The Artisan Era
Anno

PROVENIENZA: U.S.A. 

GENERE: Symphonic Technical Black/Death Metal 

FFO: Fleshgod Apocalypse, Dimmu Borgir, Old Man's Child, Warforged, Vale of Pnath 

LINE UP: 
Jack Fliegler - vocals, guitars 
Adam King - bass, vocals 
Nick Pompliano (R.I.P.) - keyboards 
Nathan Bigelow - drums 

GUESTS: 
Malcolm Pugh (Inferi) - additional orchestrations 
Jared Christianson (Arkaik) - guest vocals on track 2 
Jeremy Davis (Animus Complex) - guest vocals on track 4 
Nick Padovani (Equipoise) - guest solo on track 5 

TRACKLIST: 
1. Bellum [02:44] 
2. Victory or Death [03:39] 
3. Sisyphean Cycle [06:26] =ASCOLTA= 
4. Ritual of Regret [03:08] =ASCOLTA= 
5. Consume and Assume [04:50] 
6. Desmoterion [07:07] 
7. Serpentes, Eternal [04:39] =ASCOLTA= 
8. Dead Receptors [04:03] 
9. As Dark as This Nefarious Night [05:08] 

Running time: 41:44 

opinioni autore

 
Con il loro secondo album, i Singularity dimostrano di avere già una discreta maturità 2019-10-14 16:53:15 Daniele Ogre
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Daniele Ogre    14 Ottobre, 2019
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Sono passati ben cinque anni dal debutto eponimo ed indipendente degli americani Singularity fino alla pubblicazione di questo loro secondo album, "Place of Chains", licenziato da The Artisan Era. Un periodo di tempo in cui la Symphonic Technical Black/Death band dell'Arizona ha affilato decisamente le armi, compiendo rispetto al disco di cinque anni or sono notevoli passi avanti. La band - orfana dopo le registrazioni del disco del tastierista e membro fondatore Nick Pompliano, prematuramente scomparso - riesce a tirare fuori un lavoro decisamente maturo, in cui spicca un songwriting particolarmente ispirato e 'pensato'; i Singularity, infatti, non fanno mai mancare un alto tasso tecnico ed un certo amore per le melodie, senza che però questo vada ad inficiare l'impatto duro, granitico dei nostri, ed in tal senso gran parte del merito è da ascrivere al drummer Nathan Bigelow (Arkaik, ex-Alterbeast). A cavallo tra il Death tecnico (e melodico) di Inferi e Vale of Pnath, il Technical/Symphonic dei nostri Fleshgod Apocalypse e dei graffianti passaggi più marcatamente Black à la Dimmu Borgir/Old Man's Child, i Singularity non pretendono assolutamente di inventare nulla di nuovo: hanno assimilato la lezione dei gruppi succitati e si sono messi al lavoro di buona lena, dandoci alla fine in pasto un album che sa essere al contempo di estremo impatto ed altamente atmosferico. E' in pezzi come il singolo "Sisyphean Cycle" che possiamo trovare una summa dell'intero sound del quartetto di Tempe, Arizona; così come nell'altro brano dalla lunghezza superiore alla media presente, "Desmoterion", o anche "Vicotry or Death" - in cui troviamo come ospite Jared Christianson degli Arkaik - o "Consume and Assume" - il cui solo è suonato da Nick Padovani degli Equipoise -.
Riassumendo dunque, "Place of Chains" è un album che riesce ad avere sia un impatto bello tosto che delle ottime cupe atmosfere grazie a buone orchestrazioni opera del compianto Nick Pompliano e, come guest, Malcolm Pugh degli Inferi. Un disco dove troverete un po' di Fleshgod, un po' di Dimmu Borgir o Old Man's Child, ma in cui troverete anche una band che di personalità ne ha da vendere e che non l'ha espressa ancora a pieno regime. Buona prova quindi per i Singularity, ma adesso è lecito, coi prossimi lavori, aspettarsi ancora di più.

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