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Progressive Death ipertecnico, atmosfere mediorientali: per gli indiani Dark Helm questo è quasi un secondo debutto Progressive Death ipertecnico, atmosfere mediorientali: per gli indiani Dark Helm questo è quasi un secondo debutto Hot

Progressive Death ipertecnico, atmosfere mediorientali: per gli indiani Dark Helm questo è quasi un secondo debutto

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Hymnus de Antitheist
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Autoproduzione
Anno

PROVENIENZA: India 

GENERE: Progressive Death Metal 

FFO: Necrophagist, Obscura, Gorod, Alkaloid, Fractal Universe 

LINE UP: 
Dhairya Anand - vocals
Mohanish Deshmukh - guitars, keyboards, programming
Shubhrayu De - bass
Arijeet Mohapatra - drums 

TRACKLIST: 
1. At Dawn [03:12] 
2. Cilice [07:18] 
3. Eulogy [04:16] 
4. Embers [03:45] 
5. Akasha [05:21] =ASCOLTA= 
6. Loss Laments [05:28] =ASCOLTA= 
7. Obey [04:34] =ASCOLTA= 
8. Asleep at the Wheel [04:30] 
9. Fallacy [01:50] 

Running time: 40:14 

opinioni autore

 
Progressive Death ipertecnico, atmosfere mediorientali: per gli indiani Dark Helm questo è quasi un secondo debutto 2019-10-15 17:04:28 Daniele Ogre
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Daniele Ogre    15 Ottobre, 2019
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Ammetto che non avevo minimamente idea di chi fossero i Dark Helm, prima che mi arrivasse il promo di questo "Hymnus de Antitheist", secondo album per la band proveniente dall'India. Nati poco più di una decina d'anni fa come band che mischiava il Middle-Eastern Folk al Deathcore, la band guidata dal chitarrista Mohanish Deshmukh (sì, ho dovuto fare copia/incolla, n.d.a.) ha col tempo mutato il proprio sound: pur mantenendo elementi folkloristici della loro millenaria terra d'origine, i Dark Helm hanno virato un granitico e discretamente tecnico Progressive Death. Può quasi sembrar strano, ma sono i momenti in cui compaiono gli elementi mediorientali che possono essere indicati come i momenti deboli di quest'album, ma non perché possano essere brutti o, che so, stranianti... anzi offron ancor più spunti d'interesse ad un'opera di per sé già buonissima, ma è che, specie nei momenti in cui si spinge più sull'acceleratore, il tutto suona un po' troppo caotico. Un esempio di tutti i pregi e tutti i difetti di "Hymnus de Antitheist" lo abbiamo con la traccia che apre il disco (dopo l'intro strumentale "At Dawn"): la lunga "Cilice" presenta tanto quei momenti caotici di cui sopra, tanto tutti gli elementi che rendono interessantissima la proposta dei Dark Helm, fatta di passaggi squisitamente Progressive (Necrophagist, Obscura e Gorod sono senza dubbio dei punti di riferimento), dissonanze 'meshugghiane', momenti folk in cui le atmosfere mediorientali riescono ad affascinare tremendamente... ed una parte centrale quieta, quasi eterea, in cui l'uso delle clean vocals da parte di Dhairya Anand mi hanno ricordato non poco i francesi Fractal Universe. Il resto della tracklist è, fondamentalmente, il paradiso dei malati dell'ipertecnica applicata al Death Metal: gli orfani dei Necrophagist avranno di che goderne con pezzi come "Eulogy", "Akasha", "Obey"...
Uscito il giorno di Natale del 2018 - e recensito colpevolmente dieci mesi dopo, mea culpa -, "Hymnus de Antitheist" è come se fosse un secondo debutto per la Progressive Death Metal band indiana; scorrendo quest'album sembra quasi d'ascoltare una di quelle band canadesi che ormai regnano in questo particolare genere. Senza dubbio, i Dark Helm si sono rivelati una piacevolissima scoperta.

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