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Debutto per la tastierista dei Cradle of Filth: Martyr di Lindsay Schoolcraft! Debutto per la tastierista dei Cradle of Filth: Martyr di Lindsay Schoolcraft! Hot

Debutto per la tastierista dei Cradle of Filth: Martyr di Lindsay Schoolcraft!

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Martyr
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Anno

1. Saviour 
2. Dangerous Game 
3. Stranger 
4. Into The Night 
5. Blood From A Stone 
6. Dawn 
7. Remember 
8. See The Light 
9. Where I Fall 
10. My Way Without You 
11. Lullaby (The Cure cover) 

opinioni autore

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2.8  (2)

 
Debutto per la tastierista dei Cradle of Filth: Martyr di Lindsay Schoolcraft! 2019-11-17 20:26:17 Virgilio
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Virgilio    17 Novembre, 2019
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Lindsay Schoolcraft è nota come tastierista dei Cradle of Filth, ma in effetti sarebbe riduttivo considerarla semplicemente in questo ruolo: ha studiato infatti composizione, canto, arpa e sa suonare anche il piano. Inoltre, è co-fondatrice degli Antiqva e ora presenta il suo primo album solista, che vede la collaborazione di Rocky Gray, ex batterista degli Evanescence, mentre le orchestrazioni sono state curate dal multipremiato compositore Spencer Creaghan; compare pure, in veste di guest, Xenoyr dei Ne Obliviscaris, nel brano "See the Light". In questo lavoro, intitolato "Martyr", la Schoolcraft e Rocky Gray propongono un gothic rock etereo ed atmosferico dal tocco moderno, con orchestrazioni che rimandano tanto al mondo delle colonne sonore. Nelle due tracce iniziali ci sono chitarre e ritmi più vivaci, poi tendenzialmente vengono privilegiati brani più soft, talvolta addirittura solo con voce e piano come "Blood from a Stone" e "My Way without You" o la strumentale "Dawn" (che ci è sembrato per la verità un lungo intermezzo un po' noioso). Dobbiamo attendere "See The Light" per trovare un brano più aggressivo ed era facile immaginarlo, vista la presenza di Xenoyr, come abbiamo accennato in precedenza. Molto bello un pezzo in crescendo come "Where I Fall", dove si possono ritrovare passaggi suadenti ed introspettivi, che conducono ad un affascinante crescendo. La tracklist è completata da una cover dei The Cure, la celebre "Lullaby", interpretata in maniera alquanto personale, senza comunque essere stravolta. In questo debutto solista della Schoolcraft magari non c'è molto metal, ma la cantante e polistrumentista canadese sembra puntare principalmente sull'aspetto emotivo delle proprie composizioni e possiamo dire che, sotto questo profilo, i risultati non sono disprezzabili.

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Debutto per la tastierista dei Cradle of Filth: Martyr di Lindsay Schoolcraft! 2019-10-27 16:02:47 ENZO PRENOTTO
voto 
 
2.5
Opinione inserita da ENZO PRENOTTO    27 Ottobre, 2019
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Album di debutto per l’attuale tastierista dei Cradle Of Filth, Lindsay Schoolcraft che decide di mettersi all’opera con un suo progetto solista pubblicando appunto Martyr. Un album nettamente diverso dalla band madre che punta ad un approccio più asciutto, easy e melodico andando in una direzione più rock e lasciando la parte metal relegata a piccole apparizioni.

In casi come questi bisogna fare una comparazione in diversi aspetti. In primis bisogna andare un pochino indietro nel tempo e riportare alla mente l’ex voce femminile dei Cradle of Filth ossia la britannica Sarah Jezebel Deva colei che ha militato per più anni nella formazione ed in una miriade di altre bands. Fondò il suo progetto solista chiamato Angtoria che si rivelò un piccolo gioiellino di gothic/symphonic metal. La ricerca e la qualità sonora di Sarah, nonostante qualche pecca, erano di un livello abbastanza alto e purtroppo l’americana mrs. Lindsay non è minimamente in grado di tenerle testa. Purtroppo sia la composizione che l’esecuzione risultano piattissime e stracolme di chitarroni ribassati ed un’attitudine moderna che ha inflazionato fin troppo la scena americana oramai statica e priva quel fuoco che aveva in passato. Andando nel dettaglio le canzoni paiono una copia leggermente più colta degli Evanescence, non a caso l'altro membro effettivo del progetto è Rocky Gray, (“Saviour”) con le solite tinte dark (“Dangerous Game”), spruzzate gotiche all’acqua di rose (“Into the Night”), un romanticismo oscuro da teenager in cerca di emozioni forti ma il problema più grosso è che le tracce si assomigliano tutte mancando poi di pathos, di emozioni e nemmeno le parti più violente (con delle growl vocals fin troppo banali) come in “See the Light” aiutano a risollevare la situazione. E’ un album fortemente commerciale dove i musicisti pare siano lì per caso senza metterci altro che il mestiere e portare a casa la paghetta. Dispiace sentire un disco così povero di idee anche perché i vocalizzi di Lindsay non sarebbero neanche male ma non spiccano, non danno nulla di più risultando mediocri e prive di espressività.

Disco che probabilmente si perderà nel mare delle nuove uscite a cui si consiglia di non aspettarsi troppo nel caso si sia interessati all’acquisto. Mediocre e nulla di più.

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