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Debutto per i Nevaria: symphonic metal all'acqua di rose! Debutto per i Nevaria: symphonic metal all'acqua di rose! Hot

Debutto per i Nevaria: symphonic metal all'acqua di rose!

recensioni

gruppo
titolo
Finally Free
etichetta
Dr. Music Records
Anno

1. Life
2. Finally Free
3. Wind
4. Raise Your Fist
5. Leaving You
6. Drowning
7. No Mercy
8. Black & White
9. Control
10. Deserve Honesty
11. Anyway

opinioni autore

 
Debutto per i Nevaria: symphonic metal all'acqua di rose! 2019-10-27 16:44:11 ENZO PRENOTTO
voto 
 
2.0
Opinione inserita da ENZO PRENOTTO    27 Ottobre, 2019
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Bisogna dirlo con chiarezza perché pare che ancora in molti non lo abbiano capito. Fare musica è difficile, molto difficile, specie per questi tempi dove il mercato è saturo di qualsiasi cosa. Non tutti sono pronti per farla e non tutti sono in grado di farla. I Nevaria sono un ulteriore piccolo e nuovo granello di sabbia che cerca di farsi vedere nel mondo del symphonic metal con voce femminile. Il quintetto bavarese arriva quindi al debutto con Finally Free, un disco che segue la linea del melodic metal più elementare senza cercare innovazioni o provare minimamente a svecchiarlo.

Il metal sinfonico al giorno d’oggi ha detto tutto e, come altri generi, necessita di una botta di vita. I Nevaria purtroppo falliscono in pieno in primis per una capacità compositiva ancora acerba ma non è il solo problema. Le vocals di Tanja Schneider (ex-Dawn Of Destiny) sono fin troppo deboli e all’acqua di rose mentre la sezione strumentale è statica e non riesce ad andare da nessuna parte facendo diminuire il livello emozionale a livelli di guardia. Le canzoni sono purtroppo il risultato di idee troppo basilari e si sente soprattutto in episodi come in “Deserve Honesty”, la banale “Raise your Fist” (con una sezione ritmica che si incarta su sé stessa), “No Mercy” o “Leaving You”. Ma è in generale che si avverte la sensazione che il disco non è stato lavorato a dovere (anche la produzione non è così curata) se non per qualche melodia azzeccata dalle tastiere come in “Finally Free” (che però stenta a decollare) o in “Control”. Spicca su tutto forse la sei corde che in alcuni momenti riesce a compensare in parte la povertà dell’album con delle intuizioni non banali come nell’opener track “Life” o in “Anyway” dove spicca qualche assolo ben fatto che trasporta la mente dell’ascoltatore ma per il resto tutto è confuso, grezzo e troppo vicino ad un metal commerciale che è più rock per certi versi tranne qualche sporadica male vocals più aggressiva.

C’è poco da dire. Un album che si dimentica in fretta e che lascerà poco dietro di sé. Si consiglia di lavorare durissimo e tornare fra un bel po’ di anni quando si avranno le giuste competenze ed una tenacia più elevata.

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