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Debutto per la one man band Dark Intrance: non ci siamo! Debutto per la one man band Dark Intrance: non ci siamo!

Debutto per la one man band Dark Intrance: non ci siamo!

recensioni

titolo
Emerged From The Dark
etichetta
SLIPTRICK RECORDS
Anno

1. Emerged From The Dark
2. Rejected Sense
3. Bleed For Love
4. Jeanne
5. My Ways

opinioni autore

 
Debutto per la one man band Dark Intrance: non ci siamo! 2019-10-27 16:51:33 ENZO PRENOTTO
voto 
 
2.0
Opinione inserita da ENZO PRENOTTO    27 Ottobre, 2019
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Dark Intrance è una one man band nata nel 2013 e fa capo a Didier Strentz musicista che si occupa ovviamente di tutti gli strumenti. Non si sa molto di questo progetto né dello stesso Didier se non che pubblica il qui presente debutto discografico Emerged From the Dark in formato EP. Sulle sonorità proposte si può affermare che sono un mix di dark rock con qualche sfumatura gothic e qualche concessione al metal seppure in piccola parte.

Purtroppo ci sono due grossi problemi, almeno quelli che penalizzano di più il dischetto. Le tracce soffrono di un’enorme mancanza di idee, idee che spesso sono solo abbozzate e che non hanno la giusta sostanza. Secondo punto le vocals sono piattissime, grezze e fin troppo sgraziate. Si aggiunga poi una produzione statica e fredda come pure una perizia tecnica a livelli poco più che basilari. Andando nel dettaglio delle canzoni non è proprio tutto da buttare ma la sensazione di disagio non è poca. L’opener e titletrack “Emerged From the Dark” sarebbe anche discreta ma viene distrutta da una prestazione piattissima alla voce mentre la seguente “Rejected Sense”, giocata su qualche accenno di tastiera, si rivela più intrigante grazie ad un lavoro alla sei corde interessante e non banale ma che alla lunga si indebolisce con il passare dei minuti. “Bleeds for Love” presenta un riff chitarristico aggressivo e massiccio ma che sa troppo di già sentito ed il cantato è irritante per non dire tragico. “Jeanne” tenta la via tenebrosa con l’utilizzo di cori che però appaiono spenti senza donare nessun segno di oscurità. L’ascolto è sempre più pesante con il passare dei minuti usando degli schemi compositivi ripetuti fino allo sfinimento. La finale “My Ways” cambia le carte in tavola con delle pennellate più etereo/melodiche grazie all’uso della chitarra acustica ed a qualche incursione vocale femminile che falliscono nel dare qualcosa di evocativo per rendere la musica più piacevole.

Non è ancora il momento di pubblicare dischi per questo progetto. Spiace quando bisogna essere severi ma ci vuole sempre la correttezza.

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