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Fin troppo catchy e con poca personalità questo secondo lavoro dei Cloak Fin troppo catchy e con poca personalità questo secondo lavoro dei Cloak Hot

Fin troppo catchy e con poca personalità questo secondo lavoro dei Cloak

recensioni

gruppo
titolo
The Burning Dawn
etichetta
Season Of Mist
Anno

PROVENIENZA: U.S.A. 

GENERE: Blackened Rock 

FFO: Tribulation, Wormwitch, Satyricon, Hardcore Superstar 

LINE UP: 
Scott Taysome - vocals, guitars 
Max Bringham - guitars 
Billy Robinson - bass 
Sean Bruneau - drums 

TRACKLIST: 
1. March of the Adversary [01:32] 
2. The Cleansing Fire [05:18] 
3. A Voice in the Night [05:08] =VIDEO= 
4. Tempter's Call [05:46] =VIDEO= 
5. Into the Storm [06:40] =VIDEO=
6. Lifeless Silence [06:50] 
7. The Fire, the Faith, the Void [04:19] 
8. On Poisoned Ground [04:58] 
9. Where the Horrors Thrive [08:20] 

Running time: 48:51 

opinioni autore

 
Fin troppo catchy e con poca personalità questo secondo lavoro dei Cloak 2019-10-27 19:49:09 Daniele Ogre
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Daniele Ogre    27 Ottobre, 2019
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Secondo album targato Season of Mist per gli americani Cloak a due anni di distanza da "To Venomous Depths"; un disco che ho accettato di recensire più per curiosità che per altro, vuoi soprattutto per il genere proposto dal quartetto di Atlanta - Blackened Rock - ed avendo ascoltato qua e là qualcosa del vecchio album ed aver visto i video - invero quelli molto ben fatti - dei singolo estratti da questo "The Burning Dawn". La fatal domanda dunque è: la mia curiosità è stata ben soddisfatta o era meglio se mi fossi fatto i cazzi miei? Direi che la risposta giusta è sita nel mezzo. Mi spiego meglio.
In primis, c'è da dire che "The Burning Dawn" un brutto lavoro non è, e che è aiutato da una produzione davvero ottima, ma anche che procedendo con l'ascolto di questo lavoro non ho potuto non far mio il quesito che si poneva due anni fa il mio collega Rob M: "Troppo pop per essere black, troppo black per essere pop?". Come il precedente lavoro, anche in "The Burning Dawn" spiace dirlo ma si sente una totale mancanza di personalità dei Cloak; i nostri si limitano a mettere insieme alla bell'e meglio un black'n'roll estremamente influenzato dagli ultimo Satyricon ed un moscissimo Rock a tratti gotico e tratti mezzo pop, il tutto senza un minimo di vero mordente e, per l'appunto, personalità. Presi singolarmente gli artisti coinvolti, ognuno di loro offre una prestazione più che dignitosa o anche superiore - è questo il caso del vocalist (e anche chitarrista) Scott Taysom -, ma nell'insieme troviamo solo una serie di pezzi volutamente catchy, scritti in maniera che semplicemente entrino subito in mente come ad esempio "A Voice in the Night", in cui fa capolino, come nella seguente "Tempter's Call", l'ombra degli Hardcore Superstar (!!!).
Probabilmente queste mie parole, come lo sono state quelle di Rob due anni fa, saranno una voce fuori dal coro, visto che molti sembrano invece apprezzare - se non più - l'operato dei Cloak. Probabilmente avranno ragione loro e i numeri dei Cloak saranno lì a dimostrarlo, ma dal mio punto di vista "The Burning Dawn" è un lavoro fin troppo catchy e che lascia ben poco al termine dell'ascolto. Ma, va detto, con una copertina davvero molto bella.

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