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Alter Bridge solita ricetta ma confezionata molto bene! Alter Bridge solita ricetta ma confezionata molto bene!

Alter Bridge solita ricetta ma confezionata molto bene!

recensioni

titolo
Walk The Sky
etichetta
Napalm Records
Anno

Tracklist:
1. One Life
2. Wouldn't You Rather
3. In The Deep
4. Godspeed
5. Native Son
6. Take The Crown
7. Indoctrination
8. The Bitter End
9. Pay No Mind
10. Forever Falling
11. Clear Horizon
12. Walking On The Sky
13. Tear Us Apart
14. Dying Light

Line up:
Myles Kennedy on vocals/guitars
Mark Tremonti on guitars/vocals
Brian Marshall on bass
Scott Phillips on drums

opinioni autore

 
Alter Bridge solita ricetta ma confezionata molto bene! 2019-10-30 11:32:52 Federico Orano
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Federico Orano    30 Ottobre, 2019
Ultimo aggiornamento: 30 Ottobre, 2019
#1 recensione  -   Guarda tutte le mie opinioni

Uno dei dischi più attesi dell'anno è senza dubbio questo “Walk In The Sky” degli Alter Bridge. La band americana è un'autentica potenza nella scena alternative rock/metal e questo nuovo full-lenght, il sesto della band ed edito dalla Napalm Records, si porta dietro tante aspettative com'è normale che sia.

Sono ben quattordici le songs contenute in questa lunga tracklist, decisamente numerose, forse troppe ed il rischio di rendere il disco troppo pesante e dispersivo è evidente. Ma la qualità della proposta è senza dubbio elevata. Il quartetto diretto da Myles Kennedy e Mark Tremonti possiede senza dubbi un grande quantitativo di talento che anche in questi nuovi pezzi alla lunga viene fuori. “Walk The Sky” suona meno heavy rispetto al suo predecessore, quel riuscito “The Last Hero”, strizzando l'occhio maggiormente a dischi come l'acclamato “Blackbird”. La partenza affidata a “Wouldn't You Rather” ci mostra una band in palla dove sono orchestrazioni più presenti del solito ad accompagnare i riff taglienti della solita coppia alle chitarrre mentre le linee vocali di Myles si muovono seguendo il solito trademark della band. La potente “Take The Crown” mostra come la band sappia unire sapientemente la potenza di riff pesanti ad aperture melodiche irresistibili. E la parte migliore del disco probabilmente la incontriamo andando avanti con la tracklist ed arrivando alle sonorità oscure e malinconiche di “Indoctrination”, l'attacco melodico di “The Bitter End” e la conclusiva e dinamica “Dying Light”.

Effetto sorpresa quasi nullo stavolta ma i Nostri sono dei maestri per quanto riguarda queste sonorità ed in un modo o nell'altro se ne escono con un lavoro meno scoppiettante e convincente rispetto al passato, ma comunque di qualità.

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