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La "rinascita" dei Soul Of Steel La "rinascita" dei Soul Of Steel

La "rinascita" dei Soul Of Steel

recensioni

titolo
Rebirth
etichetta
Revalve Records
Anno

1. Dracarys

2. Oblivion

3. Brothers In Arms

4. Sailing To My Fate

5. Blessing In Disguise

6. The Devil’s Bride

7. A Margin Of Life

8. It’s My Turn

9. Trail Of Death

10. Perfect Illusion (Lady Gaga Cover)


Line Up:

Gianni Valente - Vocals
Lorenzo Chiafele - Drums
Salvatore Destratis - Guitars
Nicolas Coppola - Guitars
Alessandro Saracino – Bass


opinioni autore

 
La "rinascita" dei Soul Of Steel 2019-11-02 18:14:49 Gianni Izzo
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Gianni Izzo    02 Novembre, 2019
Ultimo aggiornamento: 02 Novembre, 2019
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Sono passati addirittura 6 anni dall'ultimo lavoro dei pugliesi Soul Of Steel che, tra varie difficoltà, in particolare i molteplici cambi di line-up, finalmente tornano con questo “Rebirth”, spostando ancora di più il tiro della propria musica verso i lidi del power prog.
Un po’ il percorso che hanno fatto gli stessi Labyrinth e Vision Divine, non è un caso che le tastiere (sempre presenti ed in alcuni momenti davvero caratteristiche) siano state suonate dal bravo De Paoli, già tastierista di entrambe le formazioni sopraccitate. Dopotutto i Soul Of Steel hanno sempre vissuto a stretto contatto sia con i Labyrinth che con i Vision, e fin dagli esordi sono stati seguiti da Olaf Thorsen, il loro sembra proprio un percorso già scritto.
Scritto ovviamente da loro stessi, non parliamo di emulazione, ma semplice condivisione di vedute musicali con dei veri alfieri, almeno per quel che riguarda l'Italia, di questo tipo di approccio musicale. “Rebirth” è un buon album in questo senso, ha parecchi spunti interessanti, e nonostante metta in primo piano sempre una melodia abbastanza ricercata, non mancano certo dei bei riff rocciosi a contornarla, così come delle belle ritmiche telluriche a spingerla con forza.
Altri ospiti dell’album li possiamo ascoltare dietro i microfoni, le inconfondibili voci di Roberto Tiranti e Mark Basile, che effettivamente distaccano per tecnica e personalità il pur bravo Gianni Valente, e che sicuramente impreziosiscono il disco, dandogli quel tocco in più, “Brothers In Arms” è uno dei brani più riusciti, a cui partecipa anche il chitarrista Simone Muraloni, un vero brano corale.

In canzoni come “Sailing To My Fate” e “The Devil’s Bride”, ho risentito quel tocco malinconico nelle linee vocali proprie dei Sonata Arctica più scuri e sperimentali, quelli di “The Days Of Grays”. So che per molti questa osservazione potrebbe avere un connotato negativo, ma penso che il suicidio artistico della band finlandese sia arrivato dopo, ed ho sempre apprezzato quell'album.

Molto intuitive sono anche le “jazzate” della ballata del disco, così come è coinvolgente l’ultima complessa “Trail Of Death”.
Qualche passaggio passa a vuoto, l’intro è davvero inutile e sinceramente la cover di Lady Gaga non mi ha convinto, ma in 50 minuti di musica c’è del buon carattere e buona qualità da godersi a pieno. Auguro ai Soul Of Steel che questa loro “rinascita” segni finalmente un percorso meno travagliato di quello che hanno dovuto affrontare fino ad oggi, in Italia si ha tanto bisogno di buona musica.

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