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I Nile non accennano a cedere il passo: nono capolavoro per gli egittologi/deathsters americani I Nile non accennano a cedere il passo: nono capolavoro per gli egittologi/deathsters americani

I Nile non accennano a cedere il passo: nono capolavoro per gli egittologi/deathsters americani

recensioni

gruppo
titolo
Vile Nilotic Rites
etichetta
Nuclear Blast
Anno

PROVENIENZA: U.S.A. 

GENERE: Technical Death Metal 

SIMILAR ARTISTS: Suffocation, Behemoth, Hate Eternal, Morbid Angel, Hour of Penance 

LINE UP: 
Karl Sanders - vocals, guitars, keyboards, bağlama, bouzouki 
Brian Kingsland - guitars, vocals 
Brad Parris - bass, vocals 
Georgr Kollias - drums 

TRACKLIST: 
1. Long Shadows of Dread [04:07] =ASCOLTA= 
2. Oxford Handbook of Savage Genocidal Warfare [03:09] 
3. Vile Nilotic Rites [03:28] =ASCOLTA= 
4. Seven Horns of War [08:48] 
5. That Which is Forbidden [05:35] 
6. Snake Pit Mating Frenzy [02:48] =ASCOLTA= 
7. Revel in Their Suffering [05:44] 
8. Thus Sayeth the Parasites of the Mind [01:42] 
9. Where is the Wrathful Sky [04:40] 
10. The Imperishable Stares Are Sickened [08:00] 
11. We Are Cursed [06:53] 

Running time: 54:54 

opinioni autore

 
I Nile non accennano a cedere il passo: nono capolavoro per gli egittologi/deathsters americani 2019-11-03 18:02:36 Daniele Ogre
voto 
 
5.0
Opinione inserita da Daniele Ogre    03 Novembre, 2019
Ultimo aggiornamento: 03 Novembre, 2019
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Potrei benissimo aprire e chiudere questa recensione con una singola frase: "E' un album dei Nile, vi devo proprio spiegare perché acquistarlo?", ma in effetti forse sarebbe un filino troppo poco e riduttivo. Con "Vile Nilotic Rites" la creatura di Karl Sanders arriva alla pubblicazione del nono album, senza che una singola volta i Nile abbiano mai sbagliato un colpo. Arrivato quattro anni dopo "What Should Not Be Unearthed", questa nuova fatica di Sanders e soci è l'ennesima dimostrazione di forza della band statunitense, che già dai tempi del maestoso trittico iniziale ("Amongst the Catacombs of Nephren-Ka" del '98, "Black Seeds of Vengeance" del 2000 e "In Their Darkened Shrines" del 2002) si è imposta come una delle più grandi realtà nella scena Death Metal del nuovo millennio; dal debutto sono passati 21 anni, sono cambiate line up (non dimentichiamoci che nel 2017 è uscito l'altro membro storico dei Nile, Dallas Toler-Wade) e sono usciti diversi altri album tutti di pregevolissima fattura, sempre con Karl Sanders saldo al comando, a farci da cicerone all'interno di una cultura millenaria, portandoci per mano nei più reconditi passaggi delle piramidi egizie e facendoci riscoprire culti antichi di migliaia e migliaia di anni. Già solo la cura con cui i Nile trattano questi argomenti varrebbe loro un posto fisso nell'olimpo del genere, ma c'è anche il lato musicale giustamente, ed anche lì ce n'è per pochi. La formazione è cambiata dopo il precedente lavoro ed i Nile si presentano ai nastri di partenza con le due new entries Brian Kingsland (chitarre) e Brad Parris (basso) ad unirsi agli inossidabili Karl Sanders e George Kollias. Un George Kollias che una volta ancora è il valore aggiunto dei Nile, grazie ad un drumming finemente tecnico, possente, monolitico, a proprio agio sia quando si tratta di spingere in maniera forsennata che nei passaggi più lenti e catacombali. E poi, ovviamente, c'è il maestro di cerimonie Karl Sanders: il suo growl (non profondo quanto quello di Toler-Wade magari, ma più che buono), il solito songwriting ispiratissimo ed il suo lavoro marzialmente oscuro che spesso passa un po' sottotraccia ma che è stato ed è fondamentale per quello che i Nile sono o sono sempre stati.
Arrivati a questo punto vi starete chiedendo come sia dunque "Vile Nilotic Rites" e non posso che rispondervi con una domanda: ancora non l'avete capito? "Vile Nilotic Rites" è un capolavoro. Punto. Non ci sarebbe bisogno di aggiungere altro, ma comunque va detto della sontuosa produzione che mette in risalto ogni aspetto delle sonorità del colosso di Greenville, di quanto ogni singolo brano funzioni alla perfezione, che siano quelli più diretti e rapidi come "Oxford Handbook of Savage Genocidal Warfare", "Vile Nilotic Rites" e "Snake Pit Mating Frenzy", o che siano quelli più lunghi ed articolati come "Seven Horns of War" e "The Imperishable Stars Are Sickened", in cui troviamo anche quei passaggi catacombali tipici dei Nile, quei fraseggi che ci catapultano dritti dritti a migliaia d'anni fa lungo le sponde del Nilo o nella Valle dei Re; senza "spoilerare" questa volta, v'invito ad ascoltare la magnifica parte centrale proprio di "Seven Horns of War", lasciando a voi le conclusioni.
Il Libro dei Morti è stato di nuovo aperto, il sarcofago del Faraone ci aspetta alla fine del viaggio, il culto di Ra, Osiride e dell'intero pantheon egizio è di nuovo tra di noi... "Vile Nilotic Rites" è, in fondo, un album dei Nile: quindi devo davvero spiegarvi perché acquistarlo?

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