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Botanist, un nuovo interessante lavoro per la band americana. Botanist, un nuovo interessante lavoro per la band americana.

Botanist, un nuovo interessante lavoro per la band americana.

recensioni

gruppo
titolo
Ecosystem
etichetta
Aural Music
Anno

Line up:
Otrebor - dulcimer, drums, vocals, harmonium, bass
Daturus - drums
Cynoxylon - vocals, harmonium
Davide Tiso - bass

Tracklist:
1. Biomass
2. Alluvial
3. Harvestman
4. Sphagnum
5. Disturbance
6. Acclimation
7. Abiotic
8. Red Crown 

opinioni autore

 
Botanist, un nuovo interessante lavoro per la band americana. 2019-11-10 18:41:31 Rob M
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Rob M    10 Novembre, 2019
Ultimo aggiornamento: 10 Novembre, 2019
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Arrivato da poco il nuovo album dei Botanist dal titolo "Ecosystem", forse uno dei migliori dischi della band ad oggi. Il gruppo in questione ha necessariamente bisogno della dimensione "studio" per poter dare il meglio di sé (vuoi la combinazione di strumenti ed atmosfere che in sede live non rendon al meglio) e qui i nostri han tirato fuori un lavoro che riesce a piú riprese a rapire l'ascoltatore.
Ci son alcuni punti che davvero non ho condiviso, come ad esempio le voci pulite o cori che da subito marcan il territorio a partire dall'opener "Biomass" e che in brani come "Abiotic" ricordano gli Anal Cunt di "Picnic Of Love" (abbastanza comici!!!) ma, per il resto, i nostri non deludono e riescon in tutto e per tutto a dar alla luce un lavoro intenso, interessante, a tratti sorprendente, e come da consuetudine "fuori dagli schemi".
Le strutture post/blackgaze che vengon usate a piú riprese dalla formazione americana son capaci di assorbire il resto del sound della band in maniera intelligente, riuscendo a spaziare squisitamente tra generi ed influenze.
La voce, vero e proprio punto di riferimento insieme a strumenti come l'armonio ed il salterio, fanno della proposta un concentrato di sperimentazione che, a distanza di tanti lavori, non smette di cogliere l'attenzione dell'ascoltatore. Brani come "Harvestman" vanno oltre gli schemi, e ci si ritrova sovrastati da cavalcate black metal e momenti alla Minsk che racchiudono il meglio dei due mondi.
I Botanist riescon cosí a tirar avanti durante l'intera durata del disco, tessendo canzoni intricate seppur, ad un primo rapido ascolto, semplici ma capaci di mostrare ad ogni approfondimento nuovi particolari intriganti e fortemente progressivi (si pensi per esempio a brani come "Disturbance" e le ritmiche incredibili offerte in tal frangente).
Artisticamente i Botanist raggiungon una dimensione tutta loro ed in maniera sempre innovativa riescon là dove in pochi osano, con un prodotto fresco, che fa del black metal solo una piccola influenza in un contesto molto piú vasto.
L'album purtroppo si chiude nel peggiore dei modi. "Red Crown", la traccia conclusiva, spezza l'atmosfera che si era andata creando sino a quel momento, lasciando l'amaro in bocca ed un grosso punto interrogativo sulla qualitá della proposta (farsa o culto totale?).
Non male quindi, non uno dei miei favoriti quest'anno, ma interessante ed innovativo. I Botanist si confermano come una delle realtá piú importanti in ambito post e non tradiscon le aspettative.

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