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Nuovo album per i nostrani Ade: la magnificenza dell'Antica Roma è tornata, seppur non brilli ancora Nuovo album per i nostrani Ade: la magnificenza dell'Antica Roma è tornata, seppur non brilli ancora

Nuovo album per i nostrani Ade: la magnificenza dell'Antica Roma è tornata, seppur non brilli ancora

recensioni

gruppo
titolo
Rise Of The Empire
etichetta
Extreme Metal Music
Anno

PROVENIENZA: ITALIA
GENERE: Death Metal / Ancient Roman music

LINE-UP:
Diocletianvs: vocals
Fabivs: guitars
Nerva: guitars
Cornelivs: bass
Decivs: drums

TRACKLIST:
1.Forge the Myth
2.Empire =LYRIC VIDEO=
3.The Gallic Hourglass
4.Chains of Alesia
5.Once the Die Is Cast
6.Gold Roots of War
7.Ptolemy Has to Fall
8.Suppress the Riot
9.Veni Vidi Vici =ASCOLTA= 
10.The Blithe Ignorance
11.Imperator =ASCOLTA=

opinioni autore

 
Nuovo album per i nostrani Ade: la magnificenza dell'Antica Roma è tornata, seppur non brilli ancora 2019-11-10 19:38:14 Luigi Macera Mascitelli
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Luigi Macera Mascitelli    10 Novembre, 2019
Ultimo aggiornamento: 10 Novembre, 2019
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Corni, tamburi, trombe, cetra... la battaglia sta per iniziare. Questo viene in mente ascoltando l'intro "Forge The Myth", la traccia che apre le danze a "Rise of the Empire", quarto album dei capitolini ADE che, con il loro death metal a tema, riportano alla luce i fasti e la leggenda dell'Antica Roma. Guerre puniche, cursus honorum, divinità, legionari... lo splendore di quella che fu la madre della civiltà dell'Europa odierna risuona potente nella musica degli ADE, ed oggi questa luce brilla ancora a tre anni di distanza dall'ultimo "Carthago Delenda Est".
Guardando al genere proposto è inevitabile il confronto con i pionieri indiscussi del death metal a sfondo storico: sto parlando dei Nile. E qui mi permetto di dire la mia sul fatto che questo accostamento è sempre risultato un'arma a doppio taglio per i nostri: rifarsi ai maestri indiscussi porta sicuramente vantaggi dal punto di vista di visibilità -ricordiamo che George Kollias fu drummer session in "Spartacus"- ma dall'altro non permetterà mai alla band di farsi un nome tutto suo. Ma, al di là delle mere speculazioni personali, vediamo come suona questo "Rise OF The Empire" iniziando con la fatidica domanda: prova superata? beh, si e no ragazzi. Come avrete letto dal titolo, si parla di un album che trasuda magnificenza da tutti i pori, ma appunto, si tratta più di forma che di sostanza alla fine. Salvo alcune tracce davvero imponenti e maestose, come ad esempio l'opening "Empire", "Chains Of Alesia" o la cattivissima "Ptolemy Has To Fall", tutto il resto si traduce in pattern praticamente uguali che lo sbadiglio rischiano di tirarvelo fuori. Stiamo parlando di poco più di quaranta minuti di ascolto che raramente riescono ad impennare l'asticella: tutto, alla fine, si riduce a tanto pregio nel contorno -effetti, strumenti antichi e produzione anche fin troppo pomposi- ma poca sostanza in termini di grinta ed originalità. Dispiace dirlo ma l'effetto monotonia si sente fin troppo ed è forse il punto di demerito che non se ne è mai andato nella produzione dei nostrani ADE.
"Rise Of The Empire" risulta un album che in alcuni punti sa emozionare tirando fuori l'artiglieria -anzi, la fanteria- pesante, ma per la maggiore porta con sé il fardello della staticità. Peccato, considerando anche che si tratta del primo album che vede un cambio di line-up quasi totale ad eccezione del buon Fabivs dietro la chitarra, perciò mi sarei aspettato di più da uno stravolgimento del genere. Un ascolto comunque ve lo consiglio: avrete la vostra buona dose di mazzate in faccia unita al fasto del nostro millenario passato. Ave!

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