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Gli Armored Dawn esplorano nuovi percorsi artistici Gli Armored Dawn esplorano nuovi percorsi artistici

Gli Armored Dawn esplorano nuovi percorsi artistici

recensioni

titolo
"Viking zombie"
etichetta
Whyte Label
Anno

TRACKLIST:
1 – Ragnarok
2 - Animal uncaged
3 - Zombie viking
4 - Fire and flames
5 - The eyes of the wolves
6 - Face to face
7 – Drowning
8 - Heads are rolling
9 - Blood oh blood
10 - Embrace the silence
11 - Rain of fire

LINE-UP:
Eduardo Parras – Vocals
Tiago de Moura - Lead guitars
Timo Kaarkoski – Guitars
Heros Trench – Bass
Rafael Agostino – Keyboards
Rodrigo Oliveira – Drums

opinioni autore

 
Gli Armored Dawn esplorano nuovi percorsi artistici 2019-11-17 09:26:00 Ninni Cangiano
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Ninni Cangiano    17 Novembre, 2019
Ultimo aggiornamento: 17 Novembre, 2019
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

A fine febbraio del 2018 rimasi folgorato ascoltando “Barbarians in black”, secondo meraviglioso album dei brasiliani Armored Dawn. Si trattava di uno dei dischi migliori in campo power uscito nel 2018, fortemente influenzato dallo stile degli Orden Ogan; un qualcosa quindi difficile da ripetere o migliorare. Quando ho scoperto che in ottobre 2019 era uscito il nuovo album, intitolato “Viking zombie”, la cui proposta di recensione ci è arrivata ben dopo la release date, non me lo sono lasciato sfuggire, curioso di scoprire se la band di São Paulo era stata capace di ripetere quanto di positivo fatto con il precedente lavoro. Il primo pezzo “Ragnarok” mi ha entusiasmato, dato che riprendeva esattamente dove “Barbarians in black” terminava, con un sound epico e ricco di cori, massiccio e pieno di energia. Già il secondo brano “Animal uncaged” ha iniziato a lasciar trasparire qualche cambiamento, poi diventato manifesto nella title-track “Zombie viking” e soprattutto in “Heads are rolling”, con una presenza maggiore delle tastiere di Rafael Agostino che hanno dato una componente quasi prog/power che mi ha fatto venire in mente un po’ gli australiani Voyager. Fin qui nulla di male, anzi! E’ positivo che la band cerchi di esplorare nuovi percorsi artistici, senza però distaccarsi troppo dal proprio trademark. Anche lo stile del singer Eduardo Parras viene leggermente modificato, con un approccio più caldo e moderato che mette in mostra capacità che non erano poi così evidenti nel precedente lavoro (ed anche qui tornano in mente i Voyager, con il grande Daniel Estrin, soprattutto in “Blood oh blood” e nella lenta “Embrace the silence”). L’attenzione alle melodie è quindi maggiore e per questo vengono sacrificati alquanto l’approccio, i cori e l’epicità che, invece, erano il punto di forza dell’ultimo disco. Ciò nonostante, bisogna essere obiettivi e si può affermare che comunque gli 11 pezzi di questo “Viking zombie” (finalmente un album senza intro!!) si lasciano ascoltare più che gradevolmente. Personalmente preferisco di gran lunga quanto gli Armored Dawn hanno fatto in passato, ma penso che questa nuova strada che i brasiliani hanno deciso di intraprendere possa in futuro riservare sorprese più che positive.

P.S. Suggerimento per chi scrive le note biografiche: evitate paragoni assurdi! Qui non c'è nulla che ricordi minimamente Metallica, Slayer, Rammstein e Blind Guardian....

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