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Gli Hess hanno le potenzialità per migliorare Gli Hess hanno le potenzialità per migliorare

Gli Hess hanno le potenzialità per migliorare

recensioni

gruppo
titolo
“Harpokrates”
etichetta
Sonic Age
Anno

TRACKLIST:
1. King Aiwass
2. God of silence
3. Thoth
4. The outsider
5. Heroes
6. Battle of Maldon
7. Chaos at Uruk
8. Atlantean dreams
9. Hagalaz
10. Sailor's cross (European edition)

LINE-UP:
Melani Hess - Vocals
Ariel Schefer - Guitars
Martin Blengino - Drums
Eric Knudsen - Bass
Diego Schmidhalter – Lead guitars

opinioni autore

 
Gli Hess hanno le potenzialità per migliorare 2019-11-17 11:38:38 Ninni Cangiano
voto 
 
2.5
Opinione inserita da Ninni Cangiano    17 Novembre, 2019
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Gli Hess arrivano da Rosario in Argentina e si sono formati nel 2010 per iniziativa della valida singer Melani Hess. Dopo l’album d’esordio nel 2014 intitolato “Hagalaz” (al sottoscritto sconosciuto), a fine ottobre 2019 è uscito il nuovo album “Harpokrates” (antica divinità egizia), dotato di copertina non proprio affascinante e composto da 9 pezzi, cui si aggiunge una sorta di bonus-track conclusiva, riservata solo all’edizione europea. Ma cosa suonano gli Hess? Il loro sound è un heavy metal fortemente influenzato dalla scena britannica della NWOBHM, con qualche influsso power metal; nulla di particolarmente originale ma, tutto sommato, qualcosa di comunque piacevole da ascoltare. Purtroppo ci sono alcune note dolenti che dobbiamo per onestà evidenziare. In primis la produzione non è il massimo della vita e soprattutto la batteria è fortemente penalizzata, il cui suono è troppo cupo (specie il rullante) ed il lavoro con i pedali di Martin Blengino che sostanzialmente scompare del tutto. C’è poi proprio un problema di songwriting, con pezzi esageratamente lunghi (quasi tutti tra 6 e 7 minuti) che, in alcuni casi, si fatica a concludere, con la voglia di skippare alla traccia successiva che si fa sentire forte (soprattutto con la ripetitiva “The outsider”). Una maggiore attenzione all’efficacia dei singoli componimenti è dunque estremamente necessaria per il futuro. Di contro c’è fortunatamente qualche nota positiva; partirei dall’ottimo lavoro del bassista Eric Knudsen (probabilmente cresciuto a pane e Steve Harris) che è ottimo protagonista in tutto il disco, esaltando anche canzoni piacevoli, come l’ottima “Chaos at Uruk”, indubbiamente la migliore di tutto il disco, forse perchè più frizzante e più breve di tutte le altre. Anche la singer Melani Hess si difende bene; non è la classica ugola lirica che con un sound del genere non c’entrerebbe nulla, ma ha potenza e versatilità, tanto da ricordare vagamente la splendida Marta Gabriel dei Crystal Viper. Anche la chitarra solista di Diego Schmidhalter non dispiace, con parti soliste sicuramente di gusto. Se, in futuro, gli Hess sapranno migliorare il loro songwriting e potranno avere una produzione migliore e più al passo con i tempi, sono certo che sapranno regalarci qualcosa di meglio di questo “Harpokrates”; li aspetto alla prossima occasione!

P.S. Il disco è inizialmente uscito a metà luglio come autoproduzione, poi edito a fine ottobre dalla Sonic Age in edizione limitata in 500 copie.

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