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Borknagar: Il profondo nord risente di qualche melodia di troppo Borknagar: Il profondo nord risente di qualche melodia di troppo

Borknagar: Il profondo nord risente di qualche melodia di troppo

recensioni

gruppo
titolo
True North
etichetta
Century Media Records
Anno

Tracklist:
1. Thunderous
2. Up North
3. The Fire That Burns
4. Lights
5. Wild Father’s Heart
6. Mount Rapture
7. Into The White
8. Tidal
9. Voices

Line Up:
I.C.S. Vortex (Voce, Basso)
Lars A. Nedland (Voce, Tastiere)
Øystein G. Brun (Chitarra)
Jostein Thomassen (Chitarra)
Bjørn Dugstad Rønnow (Batteria)

opinioni autore

 
Borknagar: Il profondo nord risente di qualche melodia di troppo 2019-11-18 14:13:24 Gianni Izzo
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Gianni Izzo    18 Novembre, 2019
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Addii importanti a parte, soprattutto quello di Vintersorg, che ha lasciato il compito di portare avanti le vocals ai soli Lazare e Vortex. Senza parlare dell’addio di Ryland, sostituito alla chitarra da Thomassen, i Borknagar riescono ad arrivare con qualche zoppicata, all'undicesimo album della loro carriera, intitolato “True North”.

Ora, ammetto che continuo a preferire il sound dei primi Borknagar, ma una volta esaurita la primordiale ispirazione, soprattutto con l’entrata di I.C.S. Vortex , i Borknagar son riusciti a portare avanti quel loro tipo di epicità struggente, pura voce del nord Europa. “True North” vuole seguire questo cammino, ha buone tracce ad alimentarlo, ma anche momenti forse un po' troppo banali e con una melodia fin troppo pop per un gruppo come i Borknagar, cose che hanno travalicato un po’ i confini della mia pazienza.

Se “The Fire That Burns” può essere considerata la classica canzone a la Borknagar, che sa un po’ di compitino ben fatto, rimane un bel brano efficace nella sua classicità. Già con “Up North” ad esempio ci si ritrova di fronte ad un inizio terribile, una melodia così zuccherosa, che bisogna essere intellettualmente disonesti per non ammettere che qualcosa del genere uno se lo aspetta più da una band come i Foo Fighters che da una metal band, appartenente ancora ad un certo tipo di scena estrema.
Poi la canzone migliora ed ha dei spunti davvero interessanti, e quando entra lo screaming ed il blast beat, allora si ragiona davvero, purtroppo finisce “caramellosamente” così come inizia, ed è un peccato.

“Thanderous” è il pezzo di apertura che ti aspetti, tirata ed epica, e con più momenti maligni posti al punto giusto. Ecco, forse in quest’album c’è una bella consequenzialità tra i momenti in clean e quelli in screaming, tra ritmiche più heavy e quelle extreme, che si incatenano in modo molto naturale, senza quel senso di forzatura, che si sentiva qui e li negli ultimi lavori della band.

“True North” è questo, ancora saldo sulla sufficienza, tra belle atmosfere nordiche (“Into The White”, “Tidal”), alcune concessioni a momenti più sperimentali come “Voices”, che rappresentano anche la parte più interessante del disco, ed una bella ballata malinconica (“Wild Father’s Heart”).
Ancora saldo sulla sufficienza, nonostante una pericolosa deriva verso un easy listening, che cerca di fagocitarsi diversi minuti del disco, e che si spera non prenda il sopravvento nei lavori futuri della band.

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