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Ennesima prova strepitosa per i Cattle Decapitation Ennesima prova strepitosa per i Cattle Decapitation Hot

Ennesima prova strepitosa per i Cattle Decapitation

recensioni

titolo
Death Atlas
etichetta
Metal Blade Records
Anno

PROVENIENZA: U.S.A. 

GENERE: Progressive Death Metal/Technical Grindcore 

SIMILAR ARTISTS: Cephalic Carnage, Dying Fetus, Cryptopsy, Benighted 

LINE UP: 
Travis Ryan - vocals 
Josh Elmore - guitars 
Belisario Dimuzio - guitars 
Olivier Pinard - bass 
David McGraw - drums 

TRACKLIST: 
1. Anthropogenic: End Transmission [02:15] 
2. The Geocide [03:42] 
3. Be Still Our Bleeding Hearts [03:54] 
4. Vulturous [04:59] 
5. The Great Dying, Pt. 1 [01:12] 
6. One Day Closer to the End of the World [03:47] =ASCOLTA= 
7. Bring Back the Plague [04:28] =ASCOLTA= 
8. Absolute Destitute [04:35] 
9. The Great Dying, Pt. 2 [01:05] 
10. Finish Them [02:55] 
11. With All Disrespect [04:31] 
12. Time Cruel's Curtain [05:31] 
13. The Unerasable Past [02:50] 
14. Death Atlas [09:14] =VIDEO= 

Running time: 54:58 

opinioni autore

 
Ennesima prova strepitosa per i Cattle Decapitation 2019-12-04 17:41:22 Daniele Ogre
voto 
 
4.5
Opinione inserita da Daniele Ogre    04 Dicembre, 2019
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

E' una continua ricerca di nuovi suoni e nuove dimensioni quella dei Cattle Decapitation: partiti da uno spietato Technical Grindcore, Travis Ryan e soci hanno, specie negli ultimi lavori, spaziato verso nuovi lidi, implementando le loro sonorità con nuovi elementi che han portato la band californiana ad essere ormai quasi unica nel proprio genere. Così, se a partire da "The Harvest Floor" del 2009 è possibile trovare influenze Black - specie nel riffingwork -, negli album seguenti troviamo dei mix stilistici tali che i Cattle Decapitation riescono ad unire ad una spiccata brutalità da sempre presente nel loro DNA al riuscire ad essere anche estremamente orecchiabili, con passaggi più melodici che sanno essere catchy pur non snaturando la natura dei Nostri. E non fa di certo eccezione questo ottavo album dei Cattle Decapitation, "Death Atlas", recentemente licenziato da Metal Blade. Con questa loro ultima fatica, Ryan e compagnia hanno probabilmente rilasciato quello che è il loro lavoro più completo, costituito da un songwriting estremamente ispirato e di una maturità che ha dell'invidiabile, capace d'andare a toccare anche sfere emotive grazie ad una serie di passaggi che ricordano non poco il Melodic Death atmosferico e malinconico di matrice finlandese. Tecnicamente ineccepibili come sempre, i Cattle Decapitation sanno come giocare su vari registri, cambiando sonorità e velocità all'occorrenza con una fluidità a dir poco mostruosa, come se quello che stessero facendo fosse semplice, mentre invece potrebbe procurare l'emicrania a moltissimi gruppi in circolazione. Permeato da un'atmosfera apocalittica, "Death Atlas" risulta così essere una perfetta soundtrack per il collasso della civilizzazione, portando l'innata misantropia del quintetto di San Diego su un livello ancor più superiore. Ma "Death Atlas" è soprattutto un album che, nonostante la quasi ora di durata, non stanca mai, ma che anzi è un continuo crescendo di magnificenza che passa da pezzi come "Be Still Our Bleeding Hearts", "Vulturous" e "Bring Back the Plague" fino ad arrivare alla doppietta finale formata dalla lunga title-track preceduta dall'intro "The Unerasable Past" (dalla cui unione è nato un corto di Wes Benscoter).
I Cattle Decapitation sono con ogni probabilità la band Grind più completa in circolazione, capace di sapersi rinnovare e reinventare ad ogni nuovo passaggio. "Death Atlas" potrebbe sembrare facilmente un punto d'arrivo per la band statunitense, essendo il disco stilisticamente più completo tirato fuori sino ad ora dai Nostri, eppure non stupirebbe se il prossimo lavoro del combo californiano possa spostare ulteriormente il target su vette ancor più alte. D'altra parte, dai Cattle Decapitation ci si può aspettare praticamente di tutto.

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