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Gli Psychomancer hanno forse un po' troppo "allungato il brodo" Gli Psychomancer hanno forse un po' troppo "allungato il brodo" Hot

Gli Psychomancer hanno forse un po' troppo "allungato il brodo"

recensioni

titolo
Shards of the Hourglass
etichetta
Orchestrated Misery Recordings
Anno

PROVENIENZA: U.S.A. 

GENERE: Death/Thrash Metal 

FFO: Dismember, Entombed, Kreator, Destruction 

LINE UP: 
Duston Bullard - vocals, bass 
Brad "Bravis" Heidorn - guitars 
Andrew Mote - guitars 
Corey "Pickles" Blackstad - drums 

TRACKLIST: 
1. The Unsullied [03:22] 
2. Hell's Venom [05:14] =ASCOLTA= 
3. Red Poetry [08:10] 
4. As Your Vital Signs Decline [04:32] 
5. Faded Scars Return to Bleed [07:10] 
6. The Castigator [03:12] =ASCOLTA= 
7. Deto-Nation [05:43] =ASCOLTA= 
8. Myrmidons [05:43] 
9. MK Ultra [04:29] 
10. Shards of the Hourglass [09:53] 

Running time: 57:28 

opinioni autore

 
Gli Psychomancer hanno forse un po' troppo "allungato il brodo" 2019-12-05 18:43:02 Daniele Ogre
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Daniele Ogre    05 Dicembre, 2019
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Terzo album pet gli statunitensi Psychomancer, band attiva dapprima dal 1997 al 2011 (periodo in cui ha rilasciato i primi due album "(si-ko-man-sur)" e "Butchered"), poi dal 2013 ad oggi: "Shards of the Hourglass" segue l'EP "Inject the Worms" ed uno split con i Pitchfork. E' un album , quello che abbiamo in esame, che presenta entrambe le facce della medaglia: da un lato abbiamo uno stile diretto e battagliero, in cui possiamo ritrovare influenze che spaziano dal Death svedese dei 90's al Thrash teutonico di Kreator e Destruction, cosa che consente agli Psychomancer di tirare fuori dei brani che sono delle vere e proprie bordate (vedasi in primis la doppietta iniziale "The Unsullied" + "Hell's Venom"); dall'altro abbiamo momenti dal sapore decisamente di 'filler', specie nei brani più lunghi, tanto che sia con "Red Poetry", che con "Faded Scars Return to Bleed" e la title-track si rischia di 'perdere il filo'. Con pezzi maggiormente snelliti, l'economia generale dell'album ne avrebbe di certo giovato, sia per una durata totale minore (si sfiora l'ora di musica), sia perché si sarebbe evitato quel senso di monotonia che ogni tanto viene fuori dall'ascolto dell'opera. Non è un caso che i pezzi maggiormente degni di nota sono proprio i due iniziali e "The Castigator", brani in cui il quartetto dell'Indiana bada essenzialmente al sodo.
Un disco che riteniamo raggiunga una piena sufficienza quello degli Psychomancer, ma non oltre. Vuoi per i motivi succitati, vuoi per una produzione non propriamente in linea con gli standard odierni, consigliamo sì l'ascolto di "Shards of the Hourglass", ma con la premessa che poco c'è di realmente memorabile, pur essendo il tutto di una buona qualità.

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