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Scarleth, davvero un disco fatto bene Scarleth, davvero un disco fatto bene

Scarleth, davvero un disco fatto bene

recensioni

gruppo
titolo
"Vortex"
etichetta
Rockshots Records
Anno

TRACKLIST:
01 - Feel the heat
02 - No return
03 - Be what you are
04 – Passion
05 - No more letters
06 - Guardian angel
07 - Escape from your embrace
08 - ОстанняЗоря
09 - Pain is my name (feat Ruud Jolie)
10 - Final curtain
11 - Break the chains

LINE-UP:
Ekaterina Kapshuk (vocals)
Victor Morozov (guitar)
Yana Kovalskaya (keyboards)
Igor Chumak (bass)
Philipp Kharouk (drums)

opinioni autore

 
Scarleth, davvero un disco fatto bene 2019-12-08 10:13:08 Ninni Cangiano
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    08 Dicembre, 2019
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Avevo conosciuto gli ucraini Scarleth nel 2015 all’epoca del precedente lavoro intitolato “The silver lining” che, nonostante recensioni entusiastiche, non mi aveva colpito particolarmente. Complice il cambio di cantante (la bionda Ekaterina Kapshuk ha preso il posto di Oksana Element), ero quindi curioso di ascoltare cosa avesse combinato la band in questi 4 anni. E devo ammettere che il risultato mi ha sorpreso in positivo. Se il precedente lavoro, infatti, era per me abbastanza canonico, non fatto male, ma niente per cui gridare al miracolo, questa volta con questo “Vortex”, invece, gli Scarleth hanno realizzato qualcosa di interessante e decisamente piacevole da ascoltare. Il loro sound (definito dalla label “modern melodic”) ha qualcosa dei Temperance e, pur continuando a strizzare l’occhio al female fronted symphonic melodic metal, si distacca un po’ dal mainstream anche grazie al sapiente uso delle tastiere da parte di Yana Kovalskaya, ormai strumento protagonista alla pari della chitarra del leader Victor Morozov che regala un tocco di groove bello tosto, con un riffing potente, ben esaltato dall’ottima produzione. La batteria di Philipp Kharouk ci mette del suo con un ritmo sempre frizzante e fantasioso, mentre il bassista Igor Chumak ogni tanto si fa sentire in maniera prepotente. Certo, gli Scarleth alcune volte qualche esagerazione la infilano ugualmente (come, ad esempio, con la sovrabbondanza di cori in growling che non c’azzeccano più di tanto), ma si tratta di piccoli particolari che non inficiano il risultato finale e che magari non sono graditi solo per questione di gusti personali. Sono 11 le tracce che fanno parte di “Vortex” per poco più di ¾ d’ora di musica più che gradevole che si lascia ascoltare senza mai annoiare. In un genere musicale come questo, la produzione ha la sua importanza e, come detto, il lavoro fatto in tal senso è stato praticamente perfetto. Da segnalare infine la presenza dell’ospite Ruud Jolie dei Within Temptation che suona un assolo in “Pain is my name”, nonché il fatto che il grande Gustavo Sazes si è occupato del piacevole artwork. Complimenti agli Scarleth perchè con questo “Vortex” hanno realizzato davvero un gran disco!

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