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Angel Witch: il marchio di Lucifero Angel Witch: il marchio di Lucifero Hot

Angel Witch: il marchio di Lucifero

recensioni

titolo
Angel Of Light
etichetta
Metal Blade Records
Anno

LINE UP:
Kevin Heybourne: Vocals / Lead Guitar
Jimmy Martin: Rhythm Guitar
Will Palmer: Bass
Fredrik Jansson Punkka: Drums

TRACKLIST:
1.Don't Turn Your Back
2.Death from Andromeda
3.We Are Damned
4.The Night Is Calling
5.Condemned
6.Window of Despair
7.I Am Infamy
8.Angel of Light 

opinioni autore

 
Angel Witch: il marchio di Lucifero 2019-12-08 10:41:54 MASSIMO GIANGREGORIO
voto 
 
4.5
Opinione inserita da MASSIMO GIANGREGORIO    08 Dicembre, 2019
Ultimo aggiornamento: 08 Dicembre, 2019
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Con mio grandissimo onore, sono a recensire un’altra opera di un vero e proprio mostro sacro del nostro beneamato genere musicale. Un'icona del New Wave Of British Heavy Metal, ossia quel movimento musicale che – nel periodo a cavallo tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 – ha segnato la nascita del metallo pesante fondendo le sonorità e le tematiche tanto care all’Hard Rock dei vari Deep Purple, Led Zeppelin, AC/DC, Black Sabbath, etc. con la frenesia punk della primissima ora capeggiata dai Sex Pistols, UK Subs, etc. Ma non solo: gli Angel Witch – traendo spunto dai Black Sabbath, un po’ come se fossero i loro figli degenerati - hanno senza dubbio creato il genere Dark Metal, dal quale promaneranno successivamente il Black Metal (con i capostipiti Venom) ed il Doom Metal (con in testa i Trouble, Candlemass e compagnia bella).
Ebbene, ascoltando questo loro ultimo album dedicato all’Angelo Portatore di Luce (indovinate un po’ chi è? L’etimologia dovrebbe aiutare... da Lucium Ferre… la figura più travisata nella storia dell’umanità...) sembra proprio che non siano passati ben 40 anni da quando il mitico Kevin Heybourne nel 1978 mise su un power trio (con Dave Hogg e Kevin Riddles) con cui partorire il primo, leggendario ed omonimo album, oggi davvero rarissimo da trovare, pietra miliare del genere. E lo si capisce, in primis, proprio dalla voce di Kevin, rimasta intatta e inconfondibile, come inconfondibile è il loro marchio di fabbrica. Non sono tante le bands del metalrama mondiale che possono vantare un vero e proprio marchio di fabbrica, nel senso di essere talmente unici da portare i fans a sapere già cosa aspettarsi da una loro nuova release. Il che potrebbe portare a valutare la cosa in negativo, come segnale di ripetitività ma che – considerando la ipertrofia del settore con tanti album assolutamente anonimi ed inutili - quantomeno dà la certezza di assoluta qualità tanto a livello compositivo quanto a livello esecutivo/interpretativo. Pur avendo sul groppone una discografia immensa, ancora oggi basti ascoltare non solo la opening-track ma le susseguenti “We are Damned”, “Condemned” e la immancabile dark-ballad “The Night is Calling” per capire come e da chi è nato il metallo a tinte fosche; concetto poi ulteriormente rinforzato dall’auscultare “I am Infamy” e la finale title-track dall’intro inquietante.
Come si suol dire: “una parola è poca e due sono troppe” e poche sono le parole da spendere per illustrare questa fatica della strega/angelo di Terra d’Albione, che dimostra di non avere la benché minima intenzione di smettere di tormentare le nostre esistenze con le sue sinistre, apocalittiche ed inconfondibili sonorità.

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