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Prog metal dalle venature thrash in questo nuovo album dei Sifting Prog metal dalle venature thrash in questo nuovo album dei Sifting Hot

Prog metal dalle venature thrash in questo nuovo album dei Sifting

recensioni

gruppo
titolo
The Infinite Loop
etichetta
Eclipse Records
Anno

Line-up:
Eduardo Osuna Gil - guitar, vocals
Joey Aguirre - drums
Wins Jarquin - bass
Xavi Leon - guitar

Guest:
Derek Sherinian - keyboards on track 8

Tracklist:
1. Agony
2. A Critical Affair
3. Enough
4. Stop Calling Me Liberty
5. The Fifth Elementh
6. What if (Dichotomy)
7. To Who I Am
8. Ghost of a Lie
9. Emotionless Shells
10. The Infinite Loop

opinioni autore

 
Prog metal dalle venature thrash in questo nuovo album dei Sifting 2019-12-12 18:25:09 Virgilio
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Virgilio    12 Dicembre, 2019
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La storia dei Sifting è particolare, perchè si formano nel 2010 in Venezuela e restano attivi nel proprio paese, finchè il leader e fondatore Eduardo Gil non si trasferisce nel 2014 a Los Angeles e, dopo un periodo di ambientamento, decide di recuperare il moniker, praticamente rifondando la band con nuovi membri. Il primo full-length di questo nuovo periodo losangelino è rappresentato dall'album "Not From Here" del 2017, al quale segue ora questo "The Infinite Loop". Il gruppo di origine venezuelana suona un metal prog caratterizzato da vari cambi tematici e pezzi anche alquanto lunghi, considerando che nella tracklist ve ne sono almeno due che superano i dieci minuti, ovvero la title-track e l'opener "Agony". Rispetto ai gruppi metal prog più blasonati, nello stile dei Sifting si ravvisano maggiori influenze thrash e, in effetti, la sezione ritmica, composta dal batterista Joey Aguirre e dal bassista Wins Jarquin, alterna passaggi ad elevato tasso tecnico, con altri in cui si lascia andare in ritmi velocissimi. I riff pure tendono ad essere alquanto aggressivi e veloci, per quanto poi siano presenti anche brani tendenzialmente più melodici, come "Enough", "What If (Dichotomy)" e "To Who I Am". In realtà, però, come può immaginarsi, le tracce sono varie e cangianti e quindi non mancano intermezzi o stacchi arpeggiati o con la chitarra acustica. Si registra anche la presenza di un ospite d'eccezione, ovvero Derek Sherinian, che suona un lungo assolo nel brano "Ghost of a Lie". Un altro aspetto da evidenziare è che la band tende spesso ad indugiare in lunghi assoli, dando l'impressione talvolta persino di trasformare le tracce quasi in pezzi di shredding e ciò, a nostro avviso, a conti fatti, non risulta sempre pienamente funzionale al brano. Tra gli highlights del disco segnaliamo sicuramente le due canzoni più lunghe e "Ghost of a Lie" (che, tra l'altro, non scherza neppure con i suoi oltre otto minuti di durata), tutte già sopra menzionate, ma anche "A Critical Affair" e "Stop Calling Me Liberty": in particolare, in quest'ultima, la band immagina di dar voce alla Statua della Libertà, proprio per mettere in evidenza alcuni aspetti legati al concetto di libertà. Si segnala, infine, che l'album è stato prodotto da Steve Evetts (The Dillinger Escape Plan, Suicide Silence, Poison the Well), mentre il mixing e il mastering sono stati curati da Jamie King (Between the Buried and Me, The Contortionist).

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