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Un nuovo masterpiece d'oscura malinconia da parte degli Officium Triste Un nuovo masterpiece d'oscura malinconia da parte degli Officium Triste Hot

Un nuovo masterpiece d'oscura malinconia da parte degli Officium Triste

recensioni

titolo
The Death of Gaia
etichetta
Transcending Obscurity Records
Anno

PROVENIENZA: Olanda 

GENERE: Death/Doom Metal 

SIMILAR ARTISTS: My Dying Bride, Saturnus, Paradise Lost, Hamferð, Mourning Beloveth 

LINE UP: 
Pim Blankenstein – vocals
Gerard de Jong – guitars
William van Dijk – guitars
Martin Kwakernaak – keyboards, acoustic guitars
Theo Plaisier – bass
Niels Jordaan – drums 

TRACKLIST: 
1. The End is Nigh [07:24] =ASCOLTA= 
2. World in Flames [06:09] =ASCOLTA= 
3. Shackles [07:48] =ASCOLTA= 
4. A House in a Field in the Eye of the Storm [02:24] 
5. The Guilt [07:42] 
6. Just Smoke and Mirrors [06:25] 
7. Like a Flower in the Desert [07:19] =ASCOLTA= 
8. Losing Ground [10:20] =ASCOLTA= 

Running time: 56:01 

opinioni autore

 
Un nuovo masterpiece d'oscura malinconia da parte degli Officium Triste 2019-12-14 16:26:16 Daniele Ogre
voto 
 
4.5
Opinione inserita da Daniele Ogre    14 Dicembre, 2019
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Sta diventando ormai sempre più palese come Transcending Obscurity Records stia diventando un punto di riferimento per le uscite Death/Doom, insieme a realtà ben più longeve e celebri come Profound Lore Records; dopo un'annata ricca di ottime uscite, il colpo da novanta la label indiana lo piazza in chiusura, pubblicando il nuovo album della leggenda olandese del Death/Doom, gli Officium Triste. Venticinque anni di carriera, sei album - l'ultimo dei quali è il qui in esame "The Death of Gaia" -, diversi split ed EP: cinque lustri in cui gli Officium Triste si sono sempre contraddistinti per il fascino legato alle loro sonorità, non dissimili da altri veterani come My Dying Bride, Saturnus e Paradise Lost, e che sono servite da influenza per gruppi più recenti come i faroensi Hamferð e gli irlandesi Mourning Beloveth. Nemmeno a dirlo, sono le malinconiche atmosfere che pervadono "The Death of Gaia" ad essere il main focus di un album che già dalle prime note dell'opening track "The End is Nigh" si candida ad essere il miglior album Death/Doom dell'annata; oltre alle innate doti della band olandese - che per chi vi scrive, non ha mai sbagliato un colpo -, una piccola parte del merito va condivisa con due ospiti: Chris Davies, bassista dei Sidious presente al violino in "The End is Nigh" e "Just Smoke and Mirrors", e la violoncellista Elianne Anemaat (Celestial Season), presente anche lei nella traccia d'apertura ed anche in "The Guilt", i quali con il loro lavoro contribuiscono a dare quel mood malinconico ed oscuro che da sempre contraddistingue gli Officium Triste. Da notare anche come la band di Rotterdam sia capace, nonostante una lunga esperienza ed una carriera costellata di grandi uscite, anche di 'apprendere' da altri, inserendo tali elementi nelle proprie composizioni: lo possiamo sentire ad esempio nella parte centrale di "World in Flames" in cui sembra di sentire un'eco del Dark progressive dei Katatonia, o nella seguente "Shackles", brano ai limiti del Funeral Doom in cui possiamo ritrovare Shape of Despair e, soprattutto, gli Evoken dei brani più atmosferici. Nonostante la quasi ora di durata, comunque, "The Death of Gaia" è un album che non stanca (sempre siate fans di tali oscure sonorità): durante la tracklist di questa sesta fatica dei nostri, non si può far altro che lasciarsi cullare dalle tristi composizioni con cui i nostri invadono l'aere, restando indubbiamente affascinati dalle dolenti venature che compongono il sound della band olandese.
"The Death of Gaia" è uno di quei dischi in cui è praticamente impossibile trovare un brano che possa 'prevalere' su qualsiasi altro; l'ultima fatica degli Officium Triste è da ascoltare dalla prima all'ultima nota, lasciandosi trasportare in un mondo d'oscurità e pessimismo. Dopo 25 anni di carriera, gli Officium Triste rimangono sempre fortemente legati alla tradizione del genere, e non risulta per niente difficile capire perché siano presi ad influenza da chi si è avvicinato al Death/Doom nel corso degli anni successivi.

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