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I Barad Guldur: una piacevole scoperta! I Barad Guldur: una piacevole scoperta! Hot

I Barad Guldur: una piacevole scoperta!

recensioni

titolo
Frammenti Di Oscurità
etichetta
Autoproduzione
Anno

PROVENIENZA: Italia

GENERE: Folk Metal

LINE UP:
Ivan Nieddu - Voce
Stefano Longoni (Arth, l'Orso) - Chitarra
Riccardo Bona (Rocas, il Corvo) - Chitarra
Marco Brambilla (Torc, il Cinghiale) - Basso
Sara Benozni (Lugh, la Lince) - Batteria
Eliana Gheza (Sionnach, la Volpe) - Cornamusa (baghèt)
Stefano Grazioli (Fireun, l'Aquila) - Cornamusa (baghèt)
Alessandra Lombardo (Sailetheach, il Cervo) - Ghironda
Elisa Fratus (Badach Oidhche, il Barbagianni) - Violino

TRACKLIST:
1. La Storia Cominciò
2. Canso De Bouye
3. Sarneghera
4. POININOS
5. Nella Notte Più Nera
6. Asfaladugu
7. La Gratacòrnia
8. Per Chi Ela La Nòcc?
9. Senza Paura?
10. Frammento Di Oscurità
11. Lodar I Lais Ben Laer Sul

opinioni autore

 
I Barad Guldur: una piacevole scoperta! 2019-12-25 18:58:13 Marianna
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Marianna    25 Dicembre, 2019
Ultimo aggiornamento: 26 Dicembre, 2019
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I bergamaschi Barad Guldur nascono nel 2015 ed iniziano la loro carriera con una serie di cover di brani medievali, Metal e colonne sonore. Le tematiche sono quelle Fantasy/Horror e leggende tradizionali del Nord Italia; accanto a queste, non può mancare la formazione musicale basata su bands come: Eluveitie, In Extremo, Blind Guardian, Iced Earth ed i conterranei Folkstone.

"Frammenti di Oscurità" suona fin da subito come un disco autoprodotto, discreto, con del potenziale e ricco di spunti. Il richiamo alla Terra ed al folklore è forte, come allo stesso modo, ai nostrani Furor Gallico (Marco Brambilla alla chitarra ne è un ex membro ndr.). L'album si apre con le scoppiettanti fiamme che accompagnano “La Storia Cominciò”: un misto tra Folk e Metal, accompagnato da una (ancora) grezza voce di Ivan Nieddu. Tra i brani interessanti troviamo “POININOS”: puro canto celebrativo tratto dalle incisioni rupestri di Carona (andatevi a ripescare il video della performance con il Gruppo Fantàsia per il fuoco sacro di Orobica Lunghnasadh – Celtic And Pagan Festival 2018 ndr.). “Nella Notte Più Nera”, si lascia spazio alla voce femminile mentre, quella del nostro vocalist, assume tonalità più soavi e ne fa da cornice; davvero interessante questo duetto. Proseguendo, troviamo “Asfaladugu” e qui mi viene da chiedervi: noto solo io un vaghissimo richiamo alla cover “Vanità di Vanità” dei Folkstone? (L'originale è di Angelo Branduardi ndr.). Pezzo strumentale dove la fanno da padrone cornamuse e ritmati tamburi.
L'idea che siamo riusciti a farci dei Barad Guldur è quella di un gruppo che rispetta e trae ispirazione dal folklore popolare e dalla tradizione più antica, amante delle proprie radici, ma rivisitando in chiave moderna; davvero stretto è il rapporto con Bergamo e le Vallate.
“La Gratacòrnia” è il brano che preferisco e che ben rappresenta quanto detto in precedenza. Spettacolare l'interpretazione di questa filastrocca bergamasca da parte del Coro Le Due Valli; uno spaccato di passato che i Barad Guldur tentano di mantenere vivo attraverso la loro musica. In chiusura troviamo “Lodar I Lais Ben Laer Sul”, la cui atmosfera così mistica e solenne, ci catapulta in una sorta di cerimonia dei tempi antichi.

Il full-length di debutto dei Barad Guldur è davvero interessante, ricercato, curato nel songwriting e frutto di una profonda conoscenza sulla cultura popolare; a riprova di ciò, essi partecipano a vari spettacoli didattici per le scuole e set acustici presso agriturismi o eventi in linea con i loro temi. La componente Pagan è forte, non solo per gli argomenti trattati ma, anche, nella linea musicale: cornamuse (baghèt), ghironda e violino, sono in grado di evocare sensazioni spirituali. La proposta bergamasca è qualcosa di gradevole ed accattivante soprattutto ora che (potrebbero) andare a colmare quel vuoto creatosi sulla scena con la fine del progetto Folkstone. Le similitudini con quest'ultimi sono molteplici, ma i Barad Guldur tentano di emanciparsi il più possibile; essi propongono un sound più naturale e Pagan, accompagnato da una voce (per ora ndr.) abbastanza mediocre. Sebbene quest'ultimo aspetto vada col tempo migliorato, ritengo che come debut album sia davvero un prodotto ben fatto e che permette all'ascoltatore di scoprire le varie sfaccettature della band.
Buona la batteria al femminile, così come i baghèt, che danno quel sapore e contatto con le Valli che a noi “folkettoni” piace tanto. La varietà di brani ambient, ascetici, più duri o da pogare, possono accontentare una buona fetta di pubblico e, chissà, vederli partecipare a più festival musicali.
In conclusione, se vi piacciono Pagan e Folk Metal e/o rimpiangete i Folkstone, i Barad Guldur possono essere una buona panacea alla vostra disperazione.
Da tenere d'occhio!

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