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Magnum: una band in crisi Magnum: una band in crisi Hot

Magnum: una band in crisi

recensioni

gruppo
titolo
“The Serpent Rings”
etichetta
Steamhammer/SPV
Anno

Line up: 
Bob Catley – Vocals
Tony Clarkin – Guitar
Dennis Ward – Bass
Rick Benton – Keyboards
Lee Morris – Drums

Tracklist: 
01. Where Are You Eden?
02. You Can’t Run Faster than Bullets
03. Madman or Messiah
04. The Archway of Tears
05. Not Forgiven
06. The Serpent Rings
07. House of Kings
08. The Great Unknown
09. Man
10. The Last One on Earth
11. Crimson on the White Sand

opinioni autore

 
Magnum: una band in crisi 2020-01-19 08:40:00 Corrado Franceschini
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Corrado Franceschini    19 Gennaio, 2020
Ultimo aggiornamento: 19 Gennaio, 2020
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Nella precedente recensione riguardante i Magnum, quella del doppio album “Live At The Symphony Hall”, auspicavo un ritorno della band britannica. Il 2020 mi ha portato il nuovo lavoro dal titolo “The Serpent Rings” ma la soddisfazione non è stata un granchè. La formazione britannica ha inserito in formazione il bassista Dennis Ward, ex Pink Cream 69 (suggerito da Tobias Sammet n.d.a.), al posto del defezionario Al Barrows. Proprio Ward, a detta di Clarkin, avrebbe sfoderato una prestazione al di sopra delle aspettative. L’etichetta Steamhammer/SPV, poi, avrebbe lasciato carta bianca al quintetto e così, sempre stando alle parole di Clarkin, ne sarebbe scaturito un album orientato verso il Rock, dal suono vario, e che soddisfa a pieno il gruppo dopo anni passati nel limbo del pop oriented sound. Se avete percepito aria di cautela nelle mie parole avete letto giusto. I Magnum sono una macchina ben rodata e con delle caratteristiche ben precise. Ritmiche melodiche, arrangiamenti con tastiere o orchestrali, una voce che è dolce e che, oramai, mostra i segni dell’età mentre la chitarra si ritaglia spazi semplici (per un musicista quale è Clarkin n.d.a.) Questo contrassegni salienti sono ben radicati negli 11 brani di “The Serpent Rings” quindi non aspettatevi grossi cambiamenti, anzi. Prendete l’iniziale “ Where Are You Eden”: lasciate perdere il fatto che il riff portante ricorda “747 (Strangers In The Night) ” dei Saxon opportunamente rallentato e farcito con melodia; l’unica parte interessante è l’apertura Prog piazzata nel finale. Per il resto il leit motiv ci accompagnerà durante tutto l’ascolto. Non basta la scelta di avere adottato testi sociali come quello di “Madman or Messiah”, dove si parla di uomini autoproclamatisi salvatori, o quello di “Man”, che tratta l’argomento della natura abusata dall’uomo, per aggiungere valore al disco. A mio avviso sarebbe stato meglio creare un concept album e farlo uscire come un continuum spazio – temporale del precedente disco in studio “Lost On The Road To Eternity”: così facendo tutto avrebbe acquistato maggior senso. Ovviamente ci troviamo al cospetto di scaltri e navigati professionisti che sanno come raggiungere lo scopo che si sono prefissi. Ciò fa si che il calore e la qualità del suono di “The Serpent Rings” risultano inattaccabili. Se volete cullare la vostra mente e godervi un poco di relax vi consiglio “Not Forgiven” che, se pur non innovativa, ha un ritornello creato apposta per rimanervi in testa per parecchio tempo. Non è male neanche “The Serpent Rings” però, per poterla apprezzare a pieno, dovrete aspettare fino ai 4’,13”. Avevo osannato i precedenti lavori dei Magnum ma, in questo caso, mi limito a dare la sufficienza tenendo presente il fatto che i vecchi leoni meritano rispetto.

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