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Un secondo album interessante ma non perfetto per i nostrani Straight To Pain Un secondo album interessante ma non perfetto per i nostrani Straight To Pain

Un secondo album interessante ma non perfetto per i nostrani Straight To Pain

recensioni

titolo
Cycles
etichetta
Hellbones Records
Anno

PROVENIENZA: Italia

GENERE: Metalcore/Death/Groove Metal

TRACKLIST:
1. Recalling Lifetime
2. Shaping the Existence
3. Superior Condition
4. Rith the Awakener
5. Before the Abyss
6. Down at the Roots of the World
7. The Messengers
8. Beyond the Origin
9. To the Brightest Star

LINE-UP:
Simone Luise / VOCALS
Marco Salvadori / GUITARS
Thomas Laratta / GUITARS
Stefano Ravera / DRUMS
Andrea Core / BASS

opinioni autore

 
Un secondo album interessante ma non perfetto per i nostrani Straight To Pain 2020-01-25 18:49:33 Luigi Macera Mascitelli
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Luigi Macera Mascitelli    25 Gennaio, 2020
Ultimo aggiornamento: 26 Gennaio, 2020
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Si era già parlato nel 2013 dei nostrani Straight To Pain, quando debuttarono con il loro "Horizon Calls". Già all'epoca si fece notare come la loro proposta, che riesce a mischiare metalcore con passaggi melodic death e groove, fosse un buon punto di partenza. E tutto sommato si può dire che questa impostazione, sicuramente valida e abbastanza accattivante in alcuni punti, è rimasta nella loro seconda fatica targata Hellbones Records. Con questa premessa vi presento "Cycles", seconda fatica per i nostri Straight To Pain che tornano dopo sei anni dal debutto.
Cosa si può dire? Sicuramente un buon fattore rimasto è l'impostazione catchy e ben cadenzata che riesce a penetrare nelle orecchie e a rimanere. Altro fattore positivo sono i bei passaggi melodici tra un riff e l'altro che hanno quel sapore nordico che tanto piace a noi amanti della Svezia.
Tuttavia non mi sento di andare oltre la sufficienza perché, nel complesso, trovo questo "Cycles" ancora troppo acerbo. Mi spiego. Se da un punto di vista intenzionale l'album è valido, non si può dire lo stesso sul piano pratico: tutto ciò si traduce in brani che in alcuni punti sembrano slegati, o comunque non indirizzati verso la meta. Per farla breve: dove volete andare a parare? Giustissimo ed audace l'intento di proporre qualcosa di nuovo, ma se questo deve andare a discapito della concretezza e del songwriting tendenzialmente uguale in ogni pezzo, allora meglio togliere qualcosa, snellire il tutto e proporre dei pezzi più funzionanti. Se togliamo l'ottima opening "Shaping The Existence", dal sapore As I Lay Dying, e l'ultima "Beyond The Origin", con quel tocco quasi prog, le altre tracce sono tutte troppo simili tra di loro, eccessivamente cadenzate -non dico che la vena groove sia brutta, ma quando è troppa annoia e non poco- con conseguente calo di enfasi durante l'ascolto.
Ultima nota negativa: la voce. Mi dispiace ma a me proprio non è piaciuta, nè la parte in growl, troppo sfiatato e sforzato, nè la parte in pulito, sicuramente più valida ma poco emozionante. Tutto risulta troppo noioso.
In conclusione mi sento di dire l'odiosissimo "bravi ma non si applicano". Cercate, quindi, di trovare la vostra linea e di dare quel tocco in più. Buona fortuna!

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